Caltanissetta – Gela

Tappa 87: Caltanissetta – Gela

Info tappa

Data di Partenza: 

Da definire

Comuni attraversati:

Caltanissetta, Barrafranca, Butera, Enna, Pietraperzia, Riesi, Gela

Lunghezza percorso: km 87,3

Mappa percorsi settimanali e Sistema delle Aree protette terrestri

SIti Natura 2000

ITA050004

Monte Capodarso e Valle del Fiume Imera Meridionale

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

L’area del SIC ricade nei comuni di Enna, Caltanissetta e Pietraperzia.Il sito comprende un tratto del fiume Imera meridionale che dapprima si incassa in una gola tra il Monte Capodarso (incluso nel sito) ed il Monte Sabucina, per poi scorrere a Sud in un’area più aperta lungo alluvioni terrazzate. A monte dell’area si rinvengono testimonianze dell’attività estrattiva dello zolfo. La zona ricade nella serie gessoso-solfifera (Messiniano), che si manifesta con gesso spesso ricoperto da Trubi del Pliocene Inferiore. Nelle zone settentrionali e meridionali del sito sono presenti anche arenarie, conglomerati, argille ed argille marnose grigie, oltre che sabbie e calcari organogeni del Pliocene superiore. I monti Capodarso e Altesina sono costituiti da placche calcaree o calcarenitiche (strutture a “cuesta”) tenaci e suborizzonatali che poggiano su rocce più antiche. Bioclima Mesomediterraneo medio superiore secco, con temperatura media annua di 16°C, precipitazioni medie annue 561 mm. Lungo il corso del fiume sono segnalate comunità igrofile a Zannichellia palustris, lungo le sponde comunità a Phragmites australis e Typha angustifolia, ed in aree umide con substrato salino cenosi a giunchi e tamerici. Sono inoltre presenti ampie aree occupate da vegetazione erbacea steppica, nitrofila o ruderale, legata sia all’abbandono colturale che al pascolo ed ai frequenti incendi. Sui versanti meridionali di Monte Capodarso si estendono inoltre praterie ad Ampelodesmos mauritanicus. Su litosuoli ed affioramenti rocciosi è inoltre presente una gariga a dominanza di Thymus capitatus. Sono inoltre presenti limitati esempi di vegetazione arbustiva più o meno degradata. Sui calanchi ed argille saline si riscontrano inoltre ligeti, a cui partecipano specie di interesse geobotanico quali Aster sorrentinii e Lavatera agrigentina.

Quality and importance

In relazione alla diversificazione geo-pedologica la flora e vegetazione sono piuttosto varie, così come risulta altrettanto diversificata la fauna . Nella valle dell’Imera meridionale sono state censite oltre 500 specie di piante vascolari, con larga incidenza di terofite. Tra queste alcune presentano interesse fitogeografico, come Limonium optimae, specie descritta recentemente in un’area a Nord di questo sito, e qui rinvenuta negli ultimi anni. Per quanto riguarda la flora vascolare, nell’area sono presenti alcuni taxa endemici, oltre ad entità di interesse fitogeografico (inserite alla sezione 3.3: D).

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 536/2012

Misure di conservazione

 

ITA050011

Torre Manfria

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il SIC interessa il territorio dei comuni di Gela e di Butera, dove si estende per una superficie complessiva di circa 697 ettari. Esso abbraccia il tratto costiero posto a ovest dell’abitato di Gela, includendo l’area di Contrada Manfria, considerato un biotopi di particolare interesse naturalistico-ambientale. Nel territorio circostante sono presenti gessi, sabbie argillose e conglomerati calcarei, passanti a calcareniti cementate, con frequenti intercalazioni di argille sabbiose plioceniche. Nell’area costiera tali aspetti caratterizzano l’affioramento litoraneo di Torre Manfria, dove è possibile rilevare anche formazioni calanchive, nonché un basamento di calcareniti frammisti a gessi. Sulla base della classificazione bioclimatica secondo Rivas-Martinez, il territorio rientra prevalentemente nell’ambito della fascia termomediterranea, con ombrotipo secco inferiore. Il paesaggio vegetale risente notevolmente delle intense utilizzazioni del passato, pur conservando aspetti psammofili, arbustivi e prativi, oltre a lembi di macchia residuale; nell’area circostante è ampiamente dominato da coltivi, in particolare seminativi.

Quality and importance

Il Golfo e la Piana di Gela è considerata un’unità ecologica fondamentale per la migrazione degli uccelli acquatici e rientra nei parametri per l’identificazione dei siti RAMSAR. L’area in oggetto riveste anche un’elevata importanza floristica, fitocenotica e paesaggistica, in particolare per il sistema dunale, alcuni aspetti prativi, oltre ai lembi di macchia residuale, in particolare a Retama raetam subsp. gussonei. Nell’elenco riportato nella sezione 3.3 sono riferite le entità floristiche endemiche, rare o di rilevante interesse fitogeografico (D). Gli ecosistemi agrari presenti nel sito hanno favorito alcune specie dell’avifauna (Ciconia ciconia, Circaetus gallicus, Falco naumanni, Burhinus oedicnemus, Glareola pratincola, Melanocorypha calandra, Calandrella brachydactyla), la cui consistenza delle popolazioni, in campo nazionale, riveste importanza strategica per la conservazione. Nel territorio trovano spazio anche diverse altre entità faunistiche che nell’area regionale sono rare o ritenute di rilevante interesse zoogeografico.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

D.D.G. 465/2017

D.D.G. 591/2017

Misure di conservazione

 

 

ITA050012

Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela

ZPS – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

L’area, estesa per 17.873,74 Ha, ricade nei territori comunali di Gela, Niscemi, Butera, Acate, Caltagirone e Mazzarino. Dal punto di vista geomorfologico, presenta una notevole variabilità, includendo l’ambiente umido del Biviere, il quale si sviluppa a ridosso di ampi cordoni dunali costituiti da sabbie fini e quarzose, talora interrotti da affioramenti rocciosi di varia natura, ove sono rappresentati gran parte dei tipi litologici che caratterizzano i retrostanti Monti Erei. Nel territorio sono presenti gessi, sabbie argillose e conglomerati calcarei, passanti a calcareniti cementate, con frequenti intercalazioni di argille sabbiose plioceniche. Nell’area costiera tali aspetti caratterizzano gli affioramenti litoranei di Monte Lungo e Torre Manfria, sui quali è possibile rilevare anche formazioni calanchive, nonché un basamento di calcareniti frammisti a gessi. La Piana di Gela è prevalentemente caratterizzata da formazioni argilloso-calcaree sovrastate da depositi costitutiti soprattutto da argille e alluvioni riferibili al Quaternario (Catalano & D’Argenio, 1982). A nord si sviluppa un sistema collinare di origine evaporitica, a morfologia più o meno accidentata, mentre ad est del torrente Gela vi sono depositi di sabbie gialle pleistoceniche frammiste a calcari, conglomerati ed argille marnose, che degradano verso il mare.Dai dati termopluviometrici della zona risultano precipitazioni medie annue comprese fra i 500 ed i 600 mm, mentre le temperature medie annue si aggirano tra i 19 e 16,5 °C, a partire dalla fascia costiera verso le colline dell’interno. In accordo con la classificazione bioclimatica di Rivas-Martinez, il territorio costiero rientra prevalentemente nel termomediterraneo secco inferiore, tendente al superiore verso l’interno. Il paesaggio costiero della Piana è ampiamente dominato da coltivi, in particolare seminativi; assume notevole rilevanza la serricoltura, che si spinge a ridosso dal Biviere. Nell’area del Niscemese sono ben rappresentate le formazioni boschive, a dominanza di sughera. Nel tratto di mare antistante il Biviere i fondali costieri sono interamente ricoperti di sedimenti su cui insistono le seguenti biocenosi, dalla costa verso il largo: la biocenosi SFHN (Sabbie fini superficiali), la biocenosi SFBC (sabbie fini ben classate) fino a circa – 20, -25 metri di profondità, e la biocenosi VTC (Fanghi terrigeni costieri) più al largo. All’interno della biocenosi SFBC predomina la facies a Cymodocea nodosa che forma ampie e dense “pelouse” a partire dai -10 metri di profondità. Questa fanerogama marina ospita un popolamento epifita e vagile ben strutturato, che supporta la produttività ittica nell’area.

Quality and importance

L’area del Biviere di Gela e dei Macconi – pur essendo notevolmente condizionata dalla forte antropizzazione – presenta un rilevante interesse naturalisticoambientale, in quanto vi si conservano diverse entità floristiche, oltre a fitocenosi particolarmente rare in Sicilia. L’ambiente umido, peraltro, costituisce un biotopo di rilevante interesse per lo svernamento, la nidificazione e la sosta di diverse specie della fauna, migratoria e stanziale. Il mosaico agrario della Piana di Gela è rappresentato prevalentemente da colture estensive cerealicole alternate in rotazione con maggese nudo e colture alternative quali: fave, ceci e carciofeti con impianti pluriennali. Questi ecosistemi agrari hanno favorito alcune specie dell’avifauna quali: Ciconia ciconia, Circaetus gallicus, Falco naumanni, Burhinus oedicnemus, Glareola pratincola, Melanocorypha calandra, Calandrella brachydactyla. La consistenza di tali popolazioni, in campo nazionale, riveste importanza strategica per la conservazione. La Piana di Gela confina a nord con la Piana di Catania e separa i Monti Iblei dai Monti Erei. Il Golfo fa da imbuto favorendo l’attraversamento della Sicilia per l’avifauna acquatica proveniente dal nord Africa specie nel periodo primaverile. Solo tra febbraio e aprile gli anatidi che arrivano mediamente sul golfo sono > 45.000.Qualsiasi zona umida lungo questo corridoio (artificiale o naturale) ha importanza strategica per la conservazione su scale nazionale ed internazionale.Altrettanto importante risulta il litorale di Manfria, caratterizzato dalla coesistenza di vari substrati litologici, i quali, assieme alle peculiari caratteristiche climatiche, favoriscono la conservazione di una notevole biodiversità floristica e fitocenotica. In complesso nell’area in oggetto sono presenti aspetti di vegetazione psammofila, comunità alofite, palustri e rupicole, formazioni di macchia (anche se esigue), garighe, praterie, fraticelli effimeri, cenosi igro-idrofitiche, ripisilve alofile a tamerici, ecc., le quali danno origine ad una miriade di habitat colonizzati da una ricca fauna. Nel territorio trovano spazio anche diverse entità che nell’area regionale sono rare o ritenute di rilevante interesse fitogeografico.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

D.D.G. 465/2017

D.D.G. 591/2017

ALTRE AREE PROTETTE

EUAP1106 Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale

 

 

 

 

ITA060011

Contrada Caprara

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il sito, esteso 819.00 Ha, ricade entro il Comune di Pietraperzia (EN). I suoli sono argillosi a tessitura fine e misti (argilloso-gessosi con componente calcarea) a tessitura grossa. Sulle superficie su piano orizzontale si mantengono a tutt’oggi suoli ancora equilibrati entro norma con sufficiente presenza di humus, onde sono possibili le colture. I substrati sono costituiti da argille, calcari, calcari gessosi, marne, gessi e sono ascrivibili alla serie evaporitica risalente al Messiniano.Il clima dell’area è Mesomediterraneo subumido inferiore, secondo il criterio di Rivas Martinez adattato alla Sicilia da Brullo & al. (1996).Il sito è collocato all’interno di un territorio destinato da tempo immemorabile alle colture cerealicole. Laddove i suoli non si prestano alle colture agrarie (o per prevalenza di suoli dominati dalla componente argillosa (sulla parte humica) o per l’emergere della componente rocciosa, lì si hanno formazioni vegetali di grande importanza per la tutela da ulteriore degrado. Queste afferiscono alle classi vegetazionali tipiche dei suoli argilloso-calanchivi e degli habitat rupestri della serie calciofila-argilloso-gessosa. La vegetazione con la sua ricchezza e col suo adattamento alle peculiarità geografiche dei siti mostra la capacità di innescare processi di ricostituzione della naturalità, di evoluzione verso il climax e di sfruttamento delle nicchie che certamente vanno incoraggiate attraverso la corretta gestione del SIC.Si possono dunque distinguere essenzialmente due grandi aggruppamenti vegetazionali afferenti a: 1)Lygeo-Stipetea ricco di arbusti pulvinari e specie erbacee tra cui significativi sono Anthemis muricata, Brassica souliei subsp. amplexicaulis, Limonium calcarae, Malva agrigentina, Salsola agrigentina, Scabiosa parviflora, Allium agrigentinum. Si tratta di specie endemiche che conferiscono ai pendii calanchivi il massimo di espressività (codifica 6220). Qui particolarmente abbondante è la associazione Lygeo-Lavateretum agrigentinae. 2)Associazioni semirupestri delle rupi calcaree e dei pendii adiacenti, generalmente dominati da Ampelodemos mauritanicus. Anche queste formazioni afferiscono ai Lygeo-Stipetea si mantengono sotto la codifica 6220 (non hanno niente a che vedere con le formazioni casmofile del Dianthion rupicolae). Una associazione nettamente casmofila è invece quella caratterizzata da Brassica villosa subsp. tinei, Diplotaxis harra subsp. crassifolia, Erysimum metlesicsii, Silene fruticosa, Antirrhinum siculum, Athamanta sicula, Sedum dasyphyllum (Brassico-Diplotaxietum crassifoliae). 3)Laddove gli spuntoni rocciosi appaiono sparsi si insediano formazioni dominate da Ampelodesmos mauritanicus, meno ricchi di specie significative, ma ugualmente importanti per la diversità del paesaggio vegetale (codifica 5330).

Quality and importance

Sito importante per la grande quantità di endemismi riscontrabili al suo interno. Specie dei calanchi afferenti al Lygeo-Lavateretum agrigentinae (Ordine dei Lygeo Stipetaliae): Allium agrigentinum Brullo & P. Pavone (ENDEMICA), Anthemis muricata (DC.) Guss. (ENDEMICA), Barlia robertiana (Loisel.) Greuter, Brassica souliei subsp. amplexicaulis (Desf.) Greuter & Burdet, Echinaria capitata var. todaroana Ces., Passer. & Gibelli (ENDEMICA), Limonium calcarae (Tod. ex Janka) Pignatti (ENDEMICA), Lygeum spartum L., Malva agrigentina (Tineo) Soldano, Banfi & Galasso (ENDEMICA), Nigella arvensis L., Ononis oligophylla Ten. (ENDEMICA), Salsola agrigentina Guss. (ENDEMICA), Scabiosa parviflora Desf. (ENDEMICA), Senecio leucanthemifolius Poir. subsp. pectinatus (Guss.) Giardina & Raimondo (ENDEMICA)Specie afferenti al Brassico-Diplotaxietum crassifoliae (habitat rupestri con calcareniti, calcari marnosi e gessi): Diplotaxis harra subsp. crassifolia (Raf.) Maire (RARA), Brassica villosa subsp. tinei (Lojac.) Raimondo & Mazzola (ENDEMICA), Erysimum metlesicsii Polatschek (ENDEMICA), Silene fruticosa L. (RARA), Antirrhinum siculum Miller (ENDEMICA), Athamanta sicula L., Sedum dasyphyllum L. (RARA). Questa associazione è esclusiva della Sicilia centrale. Il sito ospita rare specie di mammiferi e uccelli.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 536/2012

Misure di conservazione

 

 

ITA050010

Pizzo Muculufa

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

L’area del sito ricade nei comuni di Ravanusa e Butera. Sotto l’aspetto geologico il sito è interessato dalla Unità Evaporitica Inferiore, che comprende gessi selenitici e laminati con intercalazioni di marne gessose, calcari evaporitici e dolomie laminate, e sali alcalini del Messiniano. Si riscontrano regosuoli e suoli bruni. Bioclima termomediterraneo superiore secco superiore con piovosità media annua è di 430 mm (Stazione di Licata), e temperatura media annua di 16-18° C. Sotto l’aspetto vegetazionale l’area è caratterizzata da esempi di praterie aride e comunità a carattere steppico formatesi per abbandono colturale o per degradazione della macchia.

Quality and importance

Il sito è caratterizzato da esempi di carsismo delle rocce evaporitiche, in particolare a Monte dei Drasi, oltre che da testimonianze dell’attività estrattiva dello zolfo (Muculufa). I gessi e i suoli argillosi ospitano una flora specializzata, che comprende entità distribuite in Sicilia principalmente lungo la Formazione Gessoso Solfifera, quali ad esempio Lygeum spartum e Capparis spinosa subsp. spinosa, all’epiteto di quest’ultima è tra l’altro legato un toponimo presente all’interno del sito. Il sito assume una notevole importanza zoologica per la presenza di numerose specie rare e/o minacciate di scomparsa.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 25/2014

Misure di conservazione

 

 

 

 

ITA050008

Rupe di Falconara

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Bioclima termomediterraneo inferiore secco inferiore, con temperatura media annua di 19° C, piovosità media annua di 409 mm (stazione di Gela). Sotto l’aspetto geologico l’area è interessata dalla Formazione Evaporitica Inferiore del Messiniano oltre che da depositi recenti del Pleistocene e Pliocene Superiore, su cui insistono litosuoli e vertisuoli.

Quality and importance

Le formazioni originarie di macchia risultano quasi del tutto assenti a causa della secolare attività antropica e dell’azione del fuoco. Le aree pianeggianti sono attualmente occupate da colture erbacee e legnose, con comunità infestanti dominate da Silene fuscata, Sinapis arvensis, Chrozophora tinctoria, Euphorbia chamaesyce, Diplotaxis erucoides, ecc. Le aree più scoscese o rocciose sono caratterizzate per lo più da praterie aride ad Ampleodesmos mauritanicus ed aspetti transitori collegati all’abbandono di vecchie colture. Più rari nell’area gli aspetti di gariga a Thymus capitatus su litosuoli e roccia affiorante. Il sito ospita rare specie di rapaci.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 25/2014

Misure di conservazione

 

 

 

 

ITA050012

Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela

ZPS – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

L’area, estesa per 17.873,74 Ha, ricade nei territori comunali di Gela, Niscemi, Butera, Acate, Caltagirone e Mazzarino. Dal punto di vista geomorfologico, presenta una notevole variabilità, includendo l’ambiente umido del Biviere, il quale si sviluppa a ridosso di ampi cordoni dunali costituiti da sabbie fini e quarzose, talora interrotti da affioramenti rocciosi di varia natura, ove sono rappresentati gran parte dei tipi litologici che caratterizzano i retrostanti Monti Erei. Nel territorio sono presenti gessi, sabbie argillose e conglomerati calcarei, passanti a calcareniti cementate, con frequenti intercalazioni di argille sabbiose plioceniche. Nell’area costiera tali aspetti caratterizzano gli affioramenti litoranei di Monte Lungo e Torre Manfria, sui quali è possibile rilevare anche formazioni calanchive, nonché un basamento di calcareniti frammisti a gessi. La Piana di Gela è prevalentemente caratterizzata da formazioni argilloso-calcaree sovrastate da depositi costitutiti soprattutto da argille e alluvioni riferibili al Quaternario (Catalano & D’Argenio, 1982). A nord si sviluppa un sistema collinare di origine evaporitica, a morfologia più o meno accidentata, mentre ad est del torrente Gela vi sono depositi di sabbie gialle pleistoceniche frammiste a calcari, conglomerati ed argille marnose, che degradano verso il mare.Dai dati termopluviometrici della zona risultano precipitazioni medie annue comprese fra i 500 ed i 600 mm, mentre le temperature medie annue si aggirano tra i 19 e 16,5 °C, a partire dalla fascia costiera verso le colline dell’interno. In accordo con la classificazione bioclimatica di Rivas-Martinez, il territorio costiero rientra prevalentemente nel termomediterraneo secco inferiore, tendente al superiore verso l’interno. Il paesaggio costiero della Piana è ampiamente dominato da coltivi, in particolare seminativi; assume notevole rilevanza la serricoltura, che si spinge a ridosso dal Biviere. Nell’area del Niscemese sono ben rappresentate le formazioni boschive, a dominanza di sughera. Nel tratto di mare antistante il Biviere i fondali costieri sono interamente ricoperti di sedimenti su cui insistono le seguenti biocenosi, dalla costa verso il largo: la biocenosi SFHN (Sabbie fini superficiali), la biocenosi SFBC (sabbie fini ben classate) fino a circa – 20, -25 metri di profondità, e la biocenosi VTC (Fanghi terrigeni costieri) più al largo. All’interno della biocenosi SFBC predomina la facies a Cymodocea nodosa che forma ampie e dense “pelouse” a partire dai -10 metri di profondità. Questa fanerogama marina ospita un popolamento epifita e vagile ben strutturato, che supporta la produttività ittica nell’area.

Quality and importance

L’area del Biviere di Gela e dei Macconi – pur essendo notevolmente condizionata dalla forte antropizzazione – presenta un rilevante interesse naturalisticoambientale, in quanto vi si conservano diverse entità floristiche, oltre a fitocenosi particolarmente rare in Sicilia. L’ambiente umido, peraltro, costituisce un biotopo di rilevante interesse per lo svernamento, la nidificazione e la sosta di diverse specie della fauna, migratoria e stanziale. Il mosaico agrario della Piana di Gela è rappresentato prevalentemente da colture estensive cerealicole alternate in rotazione con maggese nudo e colture alternative quali: fave, ceci e carciofeti con impianti pluriennali. Questi ecosistemi agrari hanno favorito alcune specie dell’avifauna quali: Ciconia ciconia, Circaetus gallicus, Falco naumanni, Burhinus oedicnemus, Glareola pratincola, Melanocorypha calandra, Calandrella brachydactyla. La consistenza di tali popolazioni, in campo nazionale, riveste importanza strategica per la conservazione. La Piana di Gela confina a nord con la Piana di Catania e separa i Monti Iblei dai Monti Erei. Il Golfo fa da imbuto favorendo l’attraversamento della Sicilia per l’avifauna acquatica proveniente dal nord Africa specie nel periodo primaverile. Solo tra febbraio e aprile gli anatidi che arrivano mediamente sul golfo sono > 45.000.Qualsiasi zona umida lungo questo corridoio (artificiale o naturale) ha importanza strategica per la conservazione su scale nazionale ed internazionale.Altrettanto importante risulta il litorale di Manfria, caratterizzato dalla coesistenza di vari substrati litologici, i quali, assieme alle peculiari caratteristiche climatiche, favoriscono la conservazione di una notevole biodiversità floristica e fitocenotica. In complesso nell’area in oggetto sono presenti aspetti di vegetazione psammofila, comunità alofite, palustri e rupicole, formazioni di macchia (anche se esigue), garighe, praterie, fraticelli effimeri, cenosi igro-idrofitiche, ripisilve alofile a tamerici, ecc., le quali danno origine ad una miriade di habitat colonizzati da una ricca fauna. Nel territorio trovano spazio anche diverse entità che nell’area regionale sono rare o ritenute di rilevante interesse fitogeografico.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

D.D.G. 465/2017

D.D.G. 591/2017

Misure di conservazione