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Elementi del paesaggio e aspetti naturalistici

Elementi del Paesaggio

Il Percorso settimanale presenta caratteristiche di omogeneità paesaggistica ad eccezione della tappa Alagna-Pogno: mentre in generale infatti si snoda in paesaggi di fondovalle in cui le montagne coronano gli scorci con una visione dal basso verso l’alto nella tappa citata il percorso parte dal Massiccio del Monte Rosa e del Cervino per scendere in direzione WE sempre in ambienti di fondovalle ma a quote decisamente elevate.
Dalla città di Domodossola il percorso si snoda nella Val D’Ossola incisa dal Fiume Toce; a sinistra il paesaggio è caratterizzato dai Rilievi di Pizzo delle Pecore, Pian Cavallone e Monte Faie (montagne metamorfiche e cristalline) e a destra prima dai Rilievi di Punta Castello e Colle del Pianino e poi, procedendo verso sud, dalle Montagne del Corno di Scarpignano, Monte Capio, Monte Massone e Monte Novesso. Il Lago Maggiore rappresenta il punto di arrivo della prima tappa. La seconda tappa parte ad Ovest dal Massiccio del Monte Rosa e del Monte Cervino con il tipico paesaggio glaciale d’alta quota, scende nella valle montana del Sesia, attraversa le Montagne metamorfiche e cristalline del Castello di Gavala, di Monte Barone e di Monticchi fino a lambire le Montagne del Corno di Scarpignano, Monte, Monte .Massone e Monte Novesso per terminare nei Rilievi di Monte Briasco e Monte Lovagnone. Il percorso prosegue snodandosi nella pianura di fondovalle del Torrente Agogna, lambendo le colline di Maggiora e Briona per attraversare poi a sinistra la pianura golenale del Sesia e a destra le Colline moreniche a Nord di Biella, Cossato e Gattinara. Nell’ultima tappa il paesaggio si apre sulla pianura compresa tra la fascia pedemontana delle Alpi centro – occidentali e i Fiumi Cervo, Sesia, Dora Baltea e Po attraversando solo per un piccolo tratto centrale le colline terrigene di Cstellengo e Villanova Biellese

…e aspetti naturalistici

Il percorso prende avvio da Domodossola e si snoda verso sud-est, fino a Stresa sul Lago Maggiore; poi ci si sposta ad Alagna, da dove il percorso riparte in direzione est fino a Pogno, nelle vicinanze del Lago d’Orta, e devia verso ovest fino a Biella; la tappa pubblica sarà da Biella a Roppolo. Protagoniste di questa settimana di percorso sono le Alpi Pennine, appartenenti alle Alpi Nord-Occidentali, situate al confine tra Italia e Svizzera, il cui massiccio più conosciuto è il Monte Rosa. Da segnalare anche la discesa a valle ai due laghi presenti in zona, il Lago Maggiore, al confine tra Piemonte, Lombardia e Svizzera (discesa che avviene costeggiando il fiume Toce, che termina il suo percorso proprio nel Lago Maggiore) e il Lago d’Orta.
Il primo tratto, Domodossola-Stresa, attraversa la ZPS “Fiume Toce”, che si sovrappone alla ZSC “Greto Torrente Toce tra Domodossola e Villadossola”, caratterizzata da un mosaico di ambienti di greto, praterie aride, formazioni erbose da sfalcio e cenosi arboreo-arbustive a prevalenza di salici e pioppi; sono segnalate circa 340 specie floristiche, mentre per la fauna è di grande interesse la presenza di ittiofauna rara e in declino in gran parte del bacino padano. Infine, questo tratto della Valle del Toce rappresenta uno dei principali corridoi di migrazione per l’avifauna conosciuti in Piemonte, motivo per cui è stata istituita la ZPS. Successivamente si attraversano: la ZPS “Lago di Mergozzo e Mont’Orfano”, uno dei pochi laghi subalpini oligotrofici, dominato da un modesto rilievo le cui pendici sono ricoperte da boschi di caducifoglie; la ZPS e ZSC “Fondo Toce”, che è anche Riserva naturale regionale speciale, sita alla foce del fiume Toce, in un’ansa del Lago Maggiore. Questa area è in gran parte ricoperta da canneto, con lembi di bosco ripario e una stazione di ontano bianco (alla minima altitudine in Piemonte); il canneto perilacustre ospita specie ornitologiche palustri a distribuzione limitata nella regione, nonché una delle maggiori concentrazioni europee di rondine; si segnalano anche specie entomologiche presenti in Piemonte solo in questo biotopo o in poche altre località. In questo tratto il percorso costeggia una minima parte della ZPS “Alte Valli Anzasca, Antrona e Bognanco”, 21.000 ettari e oltre di particolare interesse dal punto di vista avifaunistico per la presenza di specie legate agli ambienti di alta quota e numerosi ambienti della Direttiva Habitat. Inoltre passa nelle vicinanze anche di un’altra importante area protetta, il Parco nazionale della Val Grande, che include la ZPS e ZSC “Val Grande”: questo parco di più di 11.000 ettari si estende nel cuore della provincia del Verbano Cusio Ossola ed è parte del Sesia-Val Grande Geopark, una area di interesse geologico entrata a far parte della rete mondiale di geoparchi, patrocinata dall’Unesco; predominano i boschi misti di latifoglie con prevalenza di castagno nella bassa Val Grande, mentre il faggio è tra le specie arboree più diffuse nell’alta Val Grande; più in quota dominano le praterie alpine e l’ambiente a vegetazione rupestre; la scarsissima antropizzazione fa anche sì che ci sia un’importante presenza di fauna, tra cui specie di interesse a livello europeo.
Il secondo tratto, Alagna-Pogno, attraversa per prima la ZPS “Alta Valsesia e Valli Otro, Vogna, Gronda, Artogna e Sorba”, un sito di quasi 19.000 ettari, che include la ZSC “Alta Valsesia” e l’Area protetta regionale omonima. Trovandosi in corrispondenza delle falde sudorientali del Monte Rosa, sono ancora presenti, per quanto in forte regresso, alcuni ghiacciai (del Monte Rosa e del Corno Bianco), che accrescono il valore naturalistico dell’area. La zona è caratterizzata da ambiente alto-alpino con ghiacciai, nevai, morene, praterie di alta quota, mentre le superfici alle quote inferiori sono ricoperte da abete rosso, faggio e larice. Si segnala la presenza di una fauna ricca e diversificata, tra cui anche specie endemiche delle Alpi; in particolare, si sottolinea la presenza della più elevata componente endemica delle Alpi occidentali per quanto riguarda i Carabidi. Successivamente si passa nei siti: ZSC “Laghetto di Sant’Agostino”, una conca colmata da un lago di piccole dimensioni, circondato da estesi boschi di latifoglie (in prevalenza castagneti), e sito di grande importanza per la riproduzione di anfibi; ZSC “Boleto – Monte Avigno”, una zona umida caratterizzata dalle falde boscose del Monte Avigno e dalle zone palustri alle quote inferiori. Il percorso passa nelle vicinanze anche della ZSC “Val Sessera”, quasi 11.000 ettari collocati nelle Prealpi biellesi, dove scorre il torrente Sessera, un affluente del fiume Sesia. La Val Sessera ospita una flora e una fauna peculiari nell’ambito di tutte le Alpi piemontesi: ciò è dovuto sia alle particolari condizioni microclimatiche (condizioni stranamente “oceaniche”), particolarmente umide, sia alla posizione marginale rispetto all’arco alpino, cosa che ha permesso a molte specie di trovare in quest’area un rifugio durante le glaciazioni; ciò spiega la presenza di popolazioni separate dall’areale principale della specie o la presenza di stenoendemismi, il più noto dei quali è il coleottero Carabo di Olimpia. L’area è caratterizzata da ambienti forestali alpini, delle montagne mediterranee e misti mediterranei, e all’interno sono stati riconosciuti anche alcuni ambienti d’interesse comunitario, tra cui i boschi alluvionali di ontano bianco e i nardeti.
Il terzo e quarto tratto, Pogno-Biella, attraversano: la ZSC “Monte Fenera”, che è anche Zona di salvaguardia, un rilievo calcareo isolato in un’area caratterizzata da rocce acide, estesamente boscato, dove sono segnalate oltre 400 specie di flora, una ricca fauna cavernicola, tra cui invertebrati endemici, e unico sito italiano di nidificazione della cicogna nera; la ZSC “Baraggia di Rovasenda” e la ZSC “Baraggia di Candelo”, entrambe parte della Riserva naturale orientata delle Baragge, posta a tutela degli ultimi lembi di territorio di brughiera, costituiti da altopiani terrazzati originatisi da depositi fluvio-glaciali accumulatisi nel Pleistocene medio, caratterizzate da zone pianeggianti con reticolo di torrenti e ruscelli, a prevalente copertura forestale (zone boscose a querco-carpineto, ed estesi tratti in avanzata fase di colonizzazione da parte di betulle, pioppi tremuli e frangola); la ZSC “La Bessa”, che è anche Riserva naturale, situata in una zona mineraria (il giacimento aurifero della Bessa, utilizzato già in epoca pre-romana, si formò da depositi morenici ricchi di oro trasportati dall’espansione dei ghiacciai valdostani), dove è possibile osservare tutti gli stadi di colonizzazione da parte della vegetazione, dai massi di ciottoli agli arbusteti e, marginalmente, al bosco ormai affermato, costituito prevalentemente da farnia, rovere, robinia e localmente castagno.
La tappa pubblica si svolgerà tra Biella e Roppolo, e attraverserà: di nuovo la ZSC “La Bessa” (vedi sopra); la ZSC “Serra di Ivrea”, che è il massimo esempio a livello europeo di morena laterale intatta dei ghiacciai wurmiani a sud delle Alpi, in gran parte ricoperta da boschi di latifoglie; la ZPS “Lago di Viverone” e la ZSC “Lago di Bertignano (Viverone) e stagno presso la strada per Roppolo”, due aree umide poste a breve distanza in zona collinare morenica dove, malgrado la superficie limitata dei due specchi d’acqua, è ospitato un notevole numero di specie igrofile, alcune delle quali decisamente rare e comunque in via di estinzione nella Pianura Padana, e dove viene segnalata una ricca avifauna (uno dei più importanti siti del Piemonte per lo svernamento degli anatidi).

Dati di base

Carta delle Unità fisiografiche dei Paesaggi Italiani (Carta della Natura alla scala 1:250.000)
Formulari standard dei siti di interesse comunitario (http://www.minambiente.it/pagina/schede-e-cartografie)
Manuale Italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE (http://vnr.unipg.it/habitat/)
Piano Paesaggistico Regionale (PPR) della Regione Piemonte – Schede degli ambiti di paesaggio
Schede Siti di Importanza Comunitaria (SIC) della Regione Piemonte (http://www.regione.piemonte.it/habiweb/ricercaSic.do)