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Flora e fauna nei siti: emergenze e minacce

Il percorso

Il percorso inizia dalla  ZSC Conca di Fusine, caratterizzata da ambienti alpini quali foreste di abete rosso (9410) e faggete ad Anemone trifolia (91K0), da numerosi habitat di alta quota come praterie e brughiere calcifile, rupi e ghiaioni e da importanti laghi di origine glaciale. Nel Sito sono presenti numerose specie di rilievo conservazionistico, endemiche, rare a scala nazionale, sia vegetali (quali Saxifraga moschata subsp. carniolica), che animali (come Lacerta agilis, Hyla arborea, Triturus vulgaris vulgaris, Erebia calcaria). Sono presenti numerose specie di interesse comunitario quali il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) e lo scazzone (Cottus gobio), presenti in torrenti e acque correnti anche in altri Siti lungo il percorso. Di particolare interesse è la frequente presenza dell’orso bruno (Ursus arctos) e della lince (Lynx lynx). Il sito ha elevata importanza ornitologica per ricchezza di specie e completezza delle comunità. In queste aree le minacce sono legate alle attività turistiche che si svolgono nei pressi dei laghi, alla caccia e alle attività agroforestali.

Nel fondovalle presso il Sito dei Rii del Gambero di torrente sono segnalate le ultime stazioni italiane conosciute della specie Austropotamobius torrentium, che vive in acque fresche e non inquinate di piccoli rii e ruscelli montani rocciosi, ricchi di anfratti e nascondigli. Le azioni di gestione in questi siti devono privilegiare la tutela di tale specie e del suo habitat.

Il percorso lambisce nella prima e nella seconda tappa sistemi montuosi alpini e prealpini di estremo interesse floristico, fitogeografico, faunistico e di grande rilevanza ornitologica, che sono compresi nella ZPS delle Alpi Giulie, che a sua volta include due ZSC: la ZSC Jof di Montasio e Jof Fuart e la ZSC delle Prealpi Giulie Settentrionali.

Nella ZSC Jof di Montasio e Jof Fuart sono presenti numerosi habitat rilevanti e a priorità di conservazione, con elevata concentrazione di specie rare ed endemiche (come ad esempio la campanula di Zois, o Campanula zoysii o la farfalla Erebia calcaria). Sono presenti anche specie carismatiche quali l’orso bruno, la lince, la martora (Martes martes), il gatto selvatico (Felis silvestris) e, tra le piante, la Scarpetta di Venere (Cypripedium calceolus). Lo stambecco (Capra ibex) e la marmotta (Marmota marmota) sono stati reintrodotti nel sito dall’uomo e sono localmente abbastanza comuni. Anche quest’area ha grande rilievo ornitologico.

Proseguendo si lambisce la ZSC Valloni di Rio Bianco e di Malborghetto, posta a nord del percorso. Il Sito ha una vegetazione varia ed eterogenea che include numerosi habitat alpini di interesse comunitario come pinete a pino nero (9530*), faggete altomontane, mughete (4070*), formazioni rupestri (8210, 8120) ed erbose (6150, 6170). L’area riveste un’importanza primaria per la conservazione di specie avifaunistiche alpine, quali il Gallo cedrone (Tetrao urogallus), il Picchio tridattilo (Picoides trydactylus) e la Civetta nana (Glaucidium passerinum). Nella zona oltre al Moscardino (Muscardinus avellanarius) è presente il Driomio (Dryomys nitedula intermedius), segnalato in pochissime stazioni italiane; è abbastanza comune il Toporagno acquatico di Miller (Neomys anomalus). È stato accertato il transito di varie specie di grandi carnivori, anche se orso e lince non vi hanno ancora formato popolazioni stabili. Sono presenti specie vegetali di interese comunitario quali il muschio Dicranum viride, la campanula di Zois e il raponzolo di roccia (Physoplexis comosa). Si tratta di ambienti piuttosto impervi quindi le sole minacce segnalate sono legate alla viabilità e sentieristica e alle attività di gestione forestale.

A sud del percorso si trovano i rilievi prealpini della ZSC delle Prealpi Giulie Settentrionali,  area di rilevanza conservazionistica, inclusa nella grande ZPS delle Alpi Giulie. Sono presenti faggete, che nella parte più interna diventano boschi misti con abete rosso, lariceti nei versanti più acclivi, pinete a pino nero ed inoltre brughiere, mughete, pavimenti calcarei alpini (8240*), praterie alpine su calcare, ghiaioni e rupi. Sito di elevato interesse floristico e fitogeografico con numerosi endemismi e piante di interesse comunitario come la campanula di Zois e la calcatreppola alpina (Eryngium alpinum). La zona si distingue per abbondanti popolazioni di Lucertola di Horvath (Iberolacerta horvathi) e di Vipera dal corno (Vipera ammodytes), che coabita con il Marasso e con l’Aspide. Sono presenti il Gatto selvatico (Felis silvestris) e la Lepre variabile (Lepus timidus) ben diffusa in zona; inoltre sono segnalate presenze frequenti di orso e lince. Fra le specie di insetti protette a livello comunitario si possono citare i coleotteri Lucanus cervus, Rosalia alpina, Cerambyx cerdo e Morimus funereus. Le attività turistiche e la pressione antropica sono limitate, specialmente sui rilievi meridionali dove la morfologia dei versanti è molto aspra.

I tre Siti ZPS delle Alpi Giulie, ZSC Jof di Montasio e Jof Fuart e ZSC delle Prealpi Giulie Settentrionali si sono dotati di un Piano di gestione che ne indica le caratteristiche e le valenze, stabilendo anche le misure di conservazione da attuare. I fattori di minaccia prevalenti evidenziati sono legati all’abbandono delle tecniche dello sfalcio tradizionale (che provoca la perdita di habitat prativi), all’utilizzo dei pascoli (con sovrapascolo nelle aree più comode e vicine alle malghe e abbandono delle aree più distanti e meno agevoli), ad alcune pratiche forestali (realizzazione di tagli a raso, rimozione totale di piante secche e del sottobosco), alle derivazioni idriche (briglie e centraline) che possono creare alterazioni alle condizioni degli habitat acquatici, alla pressione turistica (es. complesso sciistico di Sella Nevea, del Monte Canin e dell’altopiano del Montasio) e a nuove infrastrutture (strade, sentieri e aree parcheggio) che, oltre a sottrarre superfici al sistema naturale, provocano frammentazione degli habitat.

Seguendo il percorso si incontrano i Siti del Lago Minisini e Rivoli Bianchi e quello del Lago di Ragogna. La ZSC Lago Minisini e Rivoli Bianchi include un ambiente lacustre (lago Minisini), rilievi prealpini calcarei e un grande conoide di deiezione (accumulo detritico) che si sviluppa nel piano submontano (Rivoli Bianchi). Racchiude molti habitat di interesse comunitario fra cui praterie magre illiriche, pinete a pino nero e alcuni habitat acquatici. Sono presenti specie di interesse quali il cavolo friulano (Brassica glabrescens) e il gatto selvatico (Felis silvestris). Nella zona vivono discrete popolazioni di Vipera ammodytes, Natrix tessellata, Triturus carnifex e Triturus alpestris. Nell’area del Lago è stata segnalata la libellula frontebianca maggiore (Leucorrhinia pectoralis), mentre ai Rivoli Bianchi sono presenti Saga pedo e Cobitis taenia.

La ZSC costituisce un poligono di tiro per le esercitazioni militari ed è interessata da minacce dovute ad attività di fruizione, ad attività agro-silvo-pastorali e ad opere idrauliche. Il Piano di gestione del sito relaziona queste attività con gli interventi e le misure di conservazione da attuare per favorire la tutela di habiat e  specie.

La ZSC Lago di Ragogna include un lago di formazione intramorenica, l’ultimo in Friuli. Sono presenti habitat umidi e acquatici quali ninfeti, canneti, saliceti palustri, ontanete ad ontano nero e prati in cui vivono specie di pregio fra le quali Gladiolus palustris, ma anche Gentiana pneumonanthe e Senecio paludosus. La ZSC ospita una fauna abbastanza ricca e diversificata (con specie quali Hyla intermedia, Rana latastei, Triturus carnifex, Emys orbicularis, Austropotamobius pallipes, Astacus astacus) e rappresenta un sito di tappa durante la migrazione per molte specie di uccelli, è il principale sito regionale di nidificazione per lo Svasso maggiore (Podiceps cristatus). Nella zona sono relativamente frequenti la puzzola (Mustela putorius), il moscardino (Muscardinus avellanarius) il Topolino delle risaie (Micromys minutus), il Topo selvatico a dorso striato (Apodemus agrarius) e il Tasso (Meles meles).

 

Due Siti interessano il fiume Tagliamento. La ZSC Valle del Medio Tagliamento include un tratto del medio Tagliamento, la Piana di Osoppo, le aree umide presso le Risorgive di Bars, che ospitano numerose specie rare ed i rilievi prealpini carbonatici che culminano con il monte Cuar. La ZSC annovera sistemi ecologici diversificati e numerosi habitat di interesse comunitario. È un’area prealpina di notevole rilevanza ornitologica e vi è ubicato un punto di alimentazione per grandi rapaci in un’ampia zona di ripopolamento interdetta alla caccia. È presente il gatto selvatico, mentre lo sciacallo dorato (Canis aureus) è segnalato sporadicamente. Abbondanti gli anfibi (Rana latastei, Rana temporaria, Triturus alpestris) e i rettili di importanza comunitaria (Emys orbicularis, Vipera ammodytes, Hierophis viridiflavus, Zamenis longissimus, Coronella austriaca, Podarcis muralis, Natrix tessellata). L’area protetta costituisce corridoio di volo e foraggiamento per numerose specie di chirotteri (pipistrelli) di importanza comunitaria (Miniopterus schreibersii, Rhinolophus ferrumequinum, R. hipposideros, Myotis myotis, M. blythii oxygnathus), rivestendo un ruolo fondamentale per la loro conservazione. Tra le specie ittiche del Tagliamento e dei corsi di risorgiva sono presenti Lethenteron zanandreai, Cottus gobio, Salmo [trutta] marmoratus, Barbus plebejus, Chondrostoma genei e Leuciscus souffia. Il Sito lambisce a nord l’autostrada e l’area della piana di Osoppo è interessata da significativi insediamenti industriali.

La ZSC Greto del Tagliamento include un’ampia porzione del corso medio del fiume con vegetazione erbacea, saliceti e lembi di prateria magra. È un importante sito ornitologico per la presenza di specie rare nella regione, come l’Occhione (Burhinus oedicnemus) e la Gru (Grus grus), ed è anche importante corridoio di foraggiamento per i chirotteri che vivono nella fortezza di Pinzano al Tagliamento (Miniopterus schreibersii, Rhinolophus ferrumequinum, R. hipposideros, Myotis myotis). Sono presenti numerosi anfibi (Rana latastei, Bombina variegata, Triturus carnifex, Hyla intermedia, Rana dalmatina e Bufo viridis) e molte specie ittiche nelle acque del Tagliamento (Barbus plebejus, Cottus gobio, Salmo [trutta] marmoratus, Leuciscus souffia e Cobitis taenia).

Il Sito Forra del Torrente Cellina comprende la forra ed i rilievi calcarei adiacenti; è caratterizzato da faggete termofile, ostrieti di forra, un’alta concentrazione di piante di tasso (Taxus baccata), vegetazione rupestre con specie vegetali rare, endemiche e di interesse europeo come Physoplexis comosa e Adenophora liliflora. L’area ha una fauna ricca ed una grande rilevanza ornitologica  poiché le pareti rocciose rappresentano habitat idonei per varie specie di rapaci. Nella grotta Vecchia Diga è segnalato il pipistrello Miniopterus schreibersii, particolarmente abbondante in un sistema ipogeo situato appena fuori dal Sito. La zona è poco disturbata poiché i versanti sono molto ripidi e la strada che costeggia il torrente è dismessa ed interdetta al traffico veicolare motorizzato.

Il percorso passa a sud delle ZSC e ZPS delle Dolomiti friulane. Si tratta di vaste aree montuose prealpine con topografia anche molto accidentata, occupate da faggete submontane e subalpine, peccete subalpine, mughete, praterie pioniere e praterie calcaree ricche di endemismi, habitat rocciosi e greti torrentizi. Molto ricche sono le popolazioni di Scarpetta di Venere, a cui si accompagnano Campanula morettiana e Physoplexis comosa. Il sito include vaste aree caratterizzate da elevata naturalità e di difficile accessibilità e ospita molte specie avifaunistiche. Particolarmente importanti le popolazioni di chirotteri (Barbastella barbastellus, Pipistrellus kuhlii, Plecotus macrobullaris), le popolazioni isolate di Lucertola di Horvath (Iberolacerta horvathi) e le rade popolazioni di Salamandra alpina (Salamandra atra); diffusa anche la Martora (Martes martes), il Quercino (Eliomys quercinus) e molte altre specie di interesse comunitario. Anche l’orso e la lince transitano in questi habitat montano-alpini.

Nella quarta tappa del percorso si incontra la ZPS Magredi di Pordenone che al suo interno include le ZSC Magredi del Cellina e Risorgive del Vinchiaruzzo. La vasta ZSC dei Magredi di Pordenone comprende un’area semiplaniziale caratterizzata da praterie aride di tipo sub steppico e mosaici di habitat acquatici, umidi e aree antropizzate. Sono presenti molte specie caratteristiche degli ambienti umidi planiziali. Nella parte che si sviluppa a nord-est il sito comprende una zona di torbiera in cui sono presenti numerose specie vegetali rare come la pianta carnivora* Drosera rotundifolia, è anche presente Rhyncospora fusca, e specie di direttiva importanti e localizzate come Brassica glabrescens, Crambe tataria, Liparis loeselii e Spiranthes aestivalis. Molto diffuso è Gladiolus palustris. Nel Sito la varietà del paesaggio agrario prossimo agli ambienti naturali dei magredi, greti ed aree umide è in grado di attrarre un gran numero di specie avifaunistiche nidificanti, migratrici e svernanti. Si tratta di un sito ornitologico di rilevanza primaria per dimensioni e presenza di specie rare a livello nazionale e nella regione (Burhinus oedicnemus, Anthus campestris, Grus grus, Aquila chrysaetos, Circaetus gallicus, Milvus migrans). Fra gli insetti è degna di nota la presenza di Euplagia quadripunctaria e Proserpinus proserpina. Nelle zone umide di risorgiva sono diffusi Triturus carnifex, Rana latastei, Emys orbicularis, Bombina variegata, Zootoca vivipara ssp. carniolica.

I Magredi del Cellina (ZSC) comprendono aree semiplaniziali con formazioni prative molto importanti da un punto di vista floristico e fitogeografico. Si tratta delle più estese praterie magre a vario livello di evoluzione dell’intera pianura friulano-veneta. Anche la vegetazione erbacea e arbustiva legata ai greti attivi è ben rappresentata. Sono presenti le più numerose stazioni esistenti di Brassica glabrescens e le più abbondanti popolazioni italiane di Crambe tataria. Si tratta di un sito ornitologico di rilevanza primaria per dimensioni e presenza di specie rare a livello nazionale e nella regione, come l’Occhione (Burhinus oedicnemus) e la Gru (Grus grus). Sono inoltre presenti l’Aquila reale (Aquila chrysaetos), il Biancone (Circaetus gallicus), il Nibbio bruno (Milvus migrans) e altri rapaci. Il Sito è in parte soggetto a esercitazioni militari, fatto che pur rappresentando una forma di disturbo, ha permesso la conservazione dell’area in un contesto territoriale vocato all’agricoltura intensiva.

Nel territorio della ZSC delle Risorgive del Vinchiaruzzo si rinvengono habitat igrofili rilevanti quali boschi ad ontano e a salice bianco, molinieti, cladieti, torbiere basse alcaline (7230) e pozze e rii con abbondante vegetazione acquatica. Sono presenti specie vegetali protette quali Euphrasia marchesetti, Gladiolus palustris, Senecio fontanicola e numerose specie di uccelli legati alle zone umide interne. Si segnala in modo particolare la presenza di Circus pygargus nidificante. Nell’area è ben diffuso Austropotamobius pallipes, che qui convive con Cottus gobio e Lethenteron zandreai. In queste zone umide di risorgiva sono ben diffusi Triturus carnifex, Rana latastei, Emys orbicularis, Bombina variegata. Nell’area delle risorgive del Vinchiaruzzo sono state recentemente rinvenute le farfalle Lycaena dispar e Coenonympha oedippus.

Le minacce alla conservazione di questi fragili ecosistemi umidi e igrofili (risorgive, torbiere, greti, ecc) presenti lungo numerosi Siti lambiti o attraversati lungo  il percorso, sono legate prevalentemente a pressioni dovute ad usi agricoli ed inquinamento del suolo e delle acque e alle variazioni delle condizioni idriche (abbassamneto delle falde freatiche per eccessivo sfruttamento, realizzazione di opere idrauliche quali captazioni, briglie, canalizzazioni, ecc.), che possono indurre alterazioni delle condizioni degli ecosistemi acquatici e ripariali e alle specie che li popolano.

* carnivora: in botanica dicesi di piante che vivendo su substrati poveri di sostanze nutritive (azoto), sopravvivono ricavando i nutrienti da piccoli insetti, che riescono a catturare e digerire grazie a particolari trappole e ghiandole posizionate sulle loro foglie modificate. (definizione tratta da http://www.actaplantarum.org/glossario/glossario_view.php?id=1942 )

Fonti e sitografia principale utilizzata

La presenze di specie ed habitat all’interno dei Siti della Rete Natura 2000 è tratta dai Formulari standard dei Siti (reperibili su http://www.minambiente.it/pagina/rete-natura-2000). Le tipologie di minaccia presenti nei Siti sono tratte prevalentemente dai Piani di Gestione.

Le specie animali citate sono linkate, per approfondimenti, prevalentemente utilizzando divesi siti quali  http://www.iucn.it/  (IUCN comitato italiano); http://www.iucnredlist.org/  e siti relativi a progetti LIFE realizzati nella Regione.

Le specie vegetali citate sono linkate, per approfondimenti, prevalentemente utilizzando:  http://www.actaplantarum.org e siti relativi a progetti LIFE realizzati nella Regione.

Gli habitat citati sono linkati, per approfondimenti, prevalentemente utilizzando il sito:  http://vnr.unipg.it/habitat/index.jsp e siti relativi a progetti LIFE realizzati nella Regione.