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Elementi del paesaggio e aspetti naturalistici

Elementi del paesaggio e aspetti naturalistici

Il percorso si sviluppa nella porzione meridionale della pianura friulana: da Pordenone raggiunge la Laguna di Marano e Grado, poi segue la costa fino alla foce del Fiume Isonzo ed infine entra nel Carso, terminando a Trieste.

Il primo tratto, tra Pordenone e Codroipo, si snoda in direzione Est-Ovest in un percorso completamente pianeggiante, lungo il quale attraversa il greto del Fiume Tagliamento.

Dopo Codroipo il percorso piega a Sud entrando in un’area estremamente interessante dal punto di vista idrogeologico per la presenza del fenomeno delle “risorgive”. Le risorgive sono aree di emersione di acqua di falda, ossia aree di sorgenti, che si sviluppano ove l’acqua sotterranea emerge per effetto di una netta discontinuità di permeabilità tra rocce differenti; in questo caso si sviluppano al contatto tra sedimenti permeabili e grossolani, costituiti prevalentemente da depositi di origine fluvio-glaciale e quelli meno permeabili e più fini di natura sabbiosa, limosa e argillosa. In queste aree sono presenti sorgenti, polle, da cui fuoriesce l’acqua che forma ambienti palustri e piccoli rivoli d’acqua, i quali, confluendo gli uni negli altri, aumentano di grandezza e portata fino a divenire dei veri e propri fiumi (fiumi di risorgiva) come in questo caso il Fiume Stella. Gli ambienti di risorgiva sono ecosistemi estremamente delicati e a rischio poiché sensibili ad ogni variazione dei livelli di falda, i quali in zone agricole sono a loro volta condizionati dall’uso della risorsa idrica per scopi irrigui, ma anche da altre attività antropiche come sbancamenti o cementificazione.

Proseguendo in direzione Sud, il percorso torna a lambire il Fiume Tagliamento, passando molto vicino al corso d’acqua ed attraversando aree esondabili, cosiddette aree di “golena”.

Successivamente, a Latisana, lascia il corso del fiume, proseguendo verso Est e Nord-Est e, sempre in pianura, raggiunge Palmanova. In questo tratto, tra Gonars e Porpetto, il percorso lambisce altre aree che conservano il paesaggio di risorgiva con paludi, torbiere, polle e rivoli.

Da Palmanova, ancora in direzione Sud, il percorso raggiunge la Laguna di Marano e Grado, uno dei maggiori sistemi lagunari d’Italia. Le Lagune sono ambienti di transizione tra la terraferma e il mare, costituite da depositi di natura detritico-alluvionale e sedimenti marini sabbiosi, limosi e argillosi. In laguna arrivano corsi d’acqua dall’entroterra con il loro apporto di acqua dolce e sedimenti, mentre dal mare entra acqua salata per effetto delle maree e delle correnti. Le Lagune sono pertanto ambienti estremamente fragili dal punto di vista ecosistemico per il delicato equilibrio tra acque dolci e acque salate e tra terre emerse e sommerse; in effetti  aree sommerse da acqua salmastra si alternano ad aree affioranti, anche saltuariamente per effetto delle oscillazioni di marea,  dette “Velme”, oppure al di sopra del livello medio del mare, dette “Barene”.  Tra le aree emerse, le acque si insinuano formando una rete articolata di canali, valli, stagni. La zona lagunare è separata dal mare aperto da cordoni litoranei sabbiosi  e da una serie di isole, inframmezzati da bocche lagunari. Sui cordoni sabbiosi e sulle isole si possono formare ambienti tipici costieri: spiagge, dune, depressioni interdunali ecc.

Il percorso raggiunge Grado e piega verso Est, Nord-Est fino alla foce del Fiume Isonzo. Qui è possibile osservare un altro ambiente costiero molto importante: quello di un “Estuario”. Gli estuari costituiscono il tratto terminale dei fiumi che sfociano in mare, caratterizzato dal mescolamento delle acque dolci e salate dovuto alle maree, agli eventi di piena ed ai venti dominanti. Le acque in questo tratto hanno bassissima velocità e depositano sedimenti che vanno a formare cordoni, isole e banchi, anche parzialmente sommersi, in mare di fronte alla foce o lateralmente ad essa a seconda delle correnti marine dominanti.

Nell’ultimo tratto, superato Monfalcone, il percorso entra nel Carso Triestino per poi terminare a Trieste.

Il Carso Triestino, dal punto di vista fisiografico è un “tavolato carbonatico”, affacciato sul mare con imponenti esempi di  falesie calcaree costiere. È una fascia di territorio affacciata sul mare, allungata in direzione NNW-SSE, con quote che dal livello del mare raggiungono valori superiori ai 500 m. L’area,  dalla sommità tabulare o blandamente ondulata, è costituita da calcari, sui quali si sviluppano i tipici fenomeni carsici. Il “carsismo” è un insieme di processi chimico-fisici che agiscono sulle rocce carbonatiche in presenza di acqua: essa, scorrendo e/o penetrando le rocce, provoca una reazione chimica con dissoluzione o deposizione di carbonato di calcio.

Le forme legate all’azione del carsismo sono numerose e molto evidenti: doline, campi di doline, Karren,  assenza di idrografia di superficie e presenza del lago, di origine carsica, di Doberdò. Molto sviluppato è ovviamente il carsismo ipogeo, con numerosissime grotte e una fitta rete di gallerie e canali sotterranei. Da segnalare infine, nel tratto terminale del percorso, le rupi e i ghiaioni della Val Rosandra, al confine orientale italo sloveno.

Aspetti naturalistici

Da Pordenone il percorse si dirige ad Est, attraversa prima il Bosco Marzinis (ZSC), uno degli ultimi lembi rimasti di bosco planiziale e golenale (che si sviluppa in aree fluviali esondabili), e poi le Risorgive dello Stella (ZSC), una vasta area paludosa con una varietà di ambienti umidi molto importanti e tutelati a livello comunitario, come i cladieti (comunità vegetali dominate da Cladium mariscus) e le torbiere. Da Codroipo verso Sud il percorso si avvicina al Tagliamento lambendo il Bosco di golena del Torreano (ZSC), dove si possono osservare lembi di vegetazione tipica dei corsi d’acqua a regime torrentizio della bassa pianura friulana, e poi si dirige ad Est fino alle Anse del Fiume Stella (ZSC) con vegetazione riparia. Lasciandosi alle spalle il Fiume Stella la strada attraversa le ZSC dei Boschi di Muzzana, del Bosco Sacile e del Bosco Buscat, esempi residui di bosco della pianura friulano-veneta a carpino bianco, farnia, frassino ossifillo e acero campestre, distinti da quelli della rimanente pianura padana perché caratterizzati dalla presenza di specie più tipiche della penisola balcanica. Prima di raggiungere Palmanova si possono ancora osservare esempi di paludi, torbiere e risorgive, nei territori delle due ZSC delle Paludi di Porpetto e di Gonars. Da Palmanova, dopo un tratto verso Sud in aree prevalentemente agricole, superata la località Belvedere, si apre in tutta la sua ampiezza la Laguna di Marano e Grado (ZSC e ZPS) con numerosi ambienti tipici lagunari come velme e barene, praterie a giunco e a limonio, habitat sabbiosi costieri e depressioni umide interdunali ben conservate. Quindi il percorso raggiunge prima la ZPS Valle Cavanata e Banco Mula di Muggia, importante sito di sosta e nidificazione di moltissime specie di uccelli delle zone umide, poi la ZSC e ZPS della Foce dell’Isonzo – Isola della Cona e infine raggiunge la Cavana di Monfalcone (ZSC), permettendo di osservare ancora numerosi e diversificati ambienti umidi, anche con esempi di contatto tra acque dolci e acque marine che rivestono una grande importanza per la conservazione della biodiversità.

Da Monfalcone il percorso entra nel territorio della ZSC del Carso Goriziano e Triestino e ZPS Aree carsiche della Venezia Giulia, caratterizzato da una grande varietà di ambienti, da quelli umidi dei laghi di Doberdò e Pietrarossa e delle risorgive del Timavo, con vegetazione di tipo acquatico e ripariale, a quelli aridi tipici dei rilievi carsici, come le praterie di landa. Il percorso raggiunge la costa in corrispondenza della “Riserva Naturale Regionale delle Falesie di Duino” e percorre la strada costiera fino a Trieste, la cui costa ospita un esempio di lecceta extrazonale, cioè presente al di fuori dell’area tipica di distribuzione. Da Trieste l’ultimo tratto raggiunge la “Riserva naturale della Valle Rosandra”, il cui territorio coincide parzialmente con quello della ZPS Aree Carsiche della Venezia Giulia. La valle prende il nome dal torrente che vi scorre, unico corso d’acqua superficiale del Carso triestino, ed è caratterizzata dalla presenza di elementi balcanici.

Dati di base

Carta delle Unità fisiografiche dei Paesaggi Italiani (Carta della Natura alla scala 1:250.000)

Formulari standard dei siti di interesse comunitario (http://www.minambiente.it/pagina/schede-e-cartografie)

Manuale Italiano di interpretazione degli habitat della Direttiva 92/43/CEE (http://vnr.unipg.it/habitat/)