Gela – Ragusa

Tappa 88: Gela – Ragusa

Info tappa

Data di Partenza: 

Giovedì 17 settembre 2020

Comuni attraversati:

Gela, Acate, Comiso, Vittoria, Ragusa

Lunghezza percorso: km 63

Mappa percorsi settimanali e Sistema delle Aree protette terrestri

SIti Natura 2000

ITA050001

Biviere e Macconi di Gela

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il SIC ricade nel territorio dei comuni di Gela e di Acate, dove si estende per una superficie complessiva di circa 3666 ettari. Esso abbraccia il tratto costiero posto a sud-est dell’abitato di Gela, oltre alla Piana dell’interno, nonchè l’area del Biviere e dei Macconi, già compresa nell’ambito di una riserva naturale e considerata uno dei biotopi di maggiore interesse del versante centro-meridionale della Sicilia.Dal punto di vista geomorfologico, il sito presenta una notevole variabilità, con il succitato ambiente lacustre che si sviluppa a ridosso di ampi cordoni dunali, a loro volta costituiti da sabbie fine e quarzose, talora interrotti da affioramenti rocciosi di varia natura, ove sono rappresentati gran parte dei tipi litologici che caratterizzano i retrostanti Monti Erei. La Piana di Gela è prevalentemente dominata da formazioni argilloso-calcaree sovrastate da depositi alluvionali riferibili al Quaternario (CATALANO & D’ARGENIO, 1982). Più a nord si sviluppa un sistema collinare di origine evaporitica, a morfologia più o meno accidentata, mentre ad est del torrente Gela vi sono depositi di sabbie gialle pleistoceniche frammiste a calcari, conglomerati ed argille marnose, che degradano verso il mare. Sulla base della classificazione bioclimatica secondo Rivas-Martinez, il territorio rientra prevalentemente nell’ambito della fascia termomediterranea, con ombrotipo secco inferiore, tendente al superiore verso l’interno. Il paesaggio vegetale delle aree soprastanti risente notevolmente delle intense utilizzazioni del passato; nell’area della Piana è ampiamente dominato da coltivi, in particolare seminativi. In prossimità della costa assume notevole rilevanza la serricoltura, che si spinge a ridosso dal Biviere.

Quality and importance

L’area in oggetto rientra nella CONVENZIONE RAMSAR, individuata nel 1987 per una superficie di 297 ettari. Studi successivi hanno messo in evidenza che tutto il Golfo e la Piana di Gela è un’unità ecologica fondamentale per la migrazione degli uccelli acquatici e rientra nei parametri per l’identificazione dei siti RAMSAR. Tutta la Piana di Gela, compresa una fascia marina, è stata perimetrata anche come IBA (Important bird Areas) da uno studio effettuato dalla LIPU Birdlife Italia, su commissione del Ministero dell’Ambiente. In Italia, su 200 IBA, quella in oggetto (n. 166 “Biviere e Piana di Gela”) è all’ottavo posto per importanza di conservazione. L’area riveste anche un elevata importanza floristica, fitocenotica e paesaggistica, in particolare per il sistema dunale dei Macconi ed il Biviere di Gela. Nell’elenco riportato nella sezione 3.3  sono riferite le entità floristiche endemiche, rare o di rilevante interesse fitogeografico (D). L’ambiente umido costituisce un’area di rilevante interesse per lo svernamento, la nidificazione e la sosta di diverse specie della fauna, migratoria e stanziale. La consistenza di tali popolazioni, in campo nazionale, riveste importanza strategica per la conservazione. Il Golfo fa da imbuto favorendo l’attraversamento della Sicilia per l’avifauna acquatica proveniente dal nord Africa specie nel periodo primaverile. Solo tra febbraio e aprile gli anatidi che arrivano mediamente sul golfo sono > 45.000.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

D.D.G. 465/2017

D.D.G. 591/2017

Misure di Conservazione

 

ITA080004

Punta Braccetto, Contrada Cammarana

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il sito ricade entro il territorio dei Comuni di Vittoria e Ragusa.I suoli sono prevalentemente sabbiosi. I substrati geologici sono costituiti da calcareniti, sabbie e marne.Il clima dell’area è Termomediterraneo inferiore secco inferiore secondo il criterio di Rivas Martinez adattato alla Sicilia da Brullo & al. (1996). Il sito si caratterizza per essere uno dei pochi luoghi in Sicilia ospitante una varietà di formazioni del tutto uniche e precisamente a) formazioni di scogliera a Crucianella rupestris, b) formazioni arbustive a Limoniastrum monopetalum, c) associazioni dominate da Helichrysum conglobatum var. compactum, d) formazioni di duna con Ginepro coccolone, Retama raetam e Ephedra fragilis, d) Malcolmietalia con Muscari gussonei. In mare sono presenti praterie sommerse a Cymodocea nodosa. Analiticamente il sito è suddiviso in vari habitat.1) Un parte di estensione considerevole ospita le formazioni di duna con Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa, Retama raetam e Ephedra fragilis. Queste formazioni coprono la maggior parte dell’area e precisamente quella in cui ha sede il vivaio della AFDS di Contrada Randello. Detto vivaio è su terreno demaniale costituito da dune sabbiose penetranti nell’entroterra per un decorso di circa 400 m. Il sistema dunale venne rimboschito negli anni ’50 del secolo scorso con Acacia saligna, Pinus halepensis e Pinus pinea. Oggi la competizione tra naturalità e artificialità ha portato a un chiara e affermata tendenza alla ricostituzione delle formazioni di duna (Juniperus oxycedrus, Retama raetam e Ephedra fragilis) e a una perdita di vitalità delle formazioni da impianto. Purtuttavia la facies ancora dominante è quella dell’impianto artificiale.2) Una parte ubicata esattamente a Punta Braccetto formata da scogliera calcarea. Qui nel tratto iniziale (che è il tratto che va da sud-est a nord-ovest) è presente la formazione detta Asparago-Limoniastretum monopetali Bartolo, Brullo & Marcenò 1982. Spostandosi verso nord-ovest si incontra il Crucianelletum rupestris mentre su sottili strati di sabbia si insediano Triplachnenitens (Guss.) Link, Daucus gingidium, Catapodium pignattii, Orobanche sanguinea, etc. 3) Spostandosi poi di là dal predetto vivaio si raggiungono le formazioni con Helichrysum conglobatum var. compactum esattamente sul piccolo promontorio del Bianco piccolo. 4) Infine in Contrada Passo Marinaro in corrispondenza della necropoli greca del Rifriscolaro si è alla presenza di Vulpio-Leopoldietum gussonei, annoverante tra le caratteristiche Muscari gussonei, Maresia nana, etc. È qui anche presente l’associazione a Juniperus turbinata e Quercus calliprinos. Sotto cespi di Retama raetam è poi riscontrabile l’endemica Torilis webbii.

Quality and importance

Il valore del sito è notevole. Intanto c’è da dire che la biodiversità comunque la si consideri (in relazione alle specie, alle comunità, alle forme di paesaggio, etc.) è sempre elevatissima. Ciò è testimoniato anche al pubblico dei non specialisti dalla bellezza del paesaggio, e dal numero di incontri con “cose diverse” normalmente verificantesi durante una qualsiasi escursione. La ricchezza in biodiversità è spiegata sopratutto dalla varietà delle condizioni fisiche (suoli, esposizioni, etc.), ma anche da un ampio retroterra fino a qualche decennio fa in condizioni di grande naturalitàCenosi vegetali come quelle dominate da Limoniastrum monopetalum, o da Crucianella rupestris, o da Helichrysum conglobatum, o da Muscari gussonei, come pure l’associazione Junipero-Quercetum calliprini, uniche per la Sicilia, fanno si che il SIC Punta Braccetto-Cammarana debba essere salvaguardato con assoluta priorità.La fauna invertebrata annovera numerose specie endemiche strettamente legate agli ambienti dunali e retrodunali e talora localizzati in poche stazioni della Sicilia meridionale. Si tratta di una fauna che presenta numerosi adattamenti morfo-funzionali agli ambienti aridi e psammici, il cui studio riveste un grande interesse scientifico dal punto di vista eco-etologico e biogeografico. L’importanza del sito è enfatizzata dalla rarità con cui oggi si riscontrano aree di questo tipo lungo il litorale meridionale siciliano, queste ultime sono infatti pressoché scomparse a seguito di urbanizzazioni incontrollate. Ciò che rimane andrebbe quindi attentamente e scrupolosamente tutelato per conservare, almeno in parte, biocenosi e habitat ormai rari ed in via di scomparsa.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 332/2011

Misure di Conservazione

 

ITA080003

Vallata del Fiume Ippari (Pineta di Vittoria)

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il SIC, esteso 2646 Ha, ricade nei territori dei comuni di Vittoria, Ragusa e Comiso. I suoli sono costituiti prevalentemente da rendzine su marne, sabbie poco evolute da terre rosse dilavate, terre rosse, limi di origine alluviale. I substrati sono calcareniti, calcari, marne (trubi), argille, gessi. Le calcareniti si inframmezzano alle rocce di natura evaporitica.Il clima dell’area è per le zone prossime al mare Termomediterraneo inferiore secco inferiore, nelle zone lontane dal mare è Termomediterraneo superiore secco superiore secondo il criterio di Rivas Martinez adattato alla Sicilia da Brullo & al. (1996). Le pinete, costituenti la vegetazione pressoché dominante si insediano preferibilmente su marne, dove costituiscono un edafoclimax.Il sito si caratterizza per essere uno dei pochi luoghi in Sicilia ospitante pinete naturali a Pinus halepensis. Esso inoltre si caratterizza per la presenza di specie molto rare e per numerosi endemismi, le une e gli altri di grande interesse geobotanico. Un parte di estensione considerevole ospita le pinete vere e proprie (codifica 9540) che si insediano su macchia o su garighe nelle quali si sono aperti dei varchi soprattutto a causa degli incendi. Il pino d’Aleppo può – dopo incendio – dare vita a popolazioni fittissime che per ombreggiamento soffocano del tutto la vegetazione del sottobosco, e sono pertanto foriere di nuovi incendi. Nella condizione di naturalità gli incendi avvengono una volta ogni 80 anni circa e non producono boscaglia eccessivamente fitta. A causa del disturbo antropico gli incendi negli ultimi decenni hanno accresciuto la loro frequenza e la fisionomia del bosco ha assunto caratteri eccessivamente giovanili. Le formazioni vegetali comunque sono nella naturalità un insieme di macchia e gariga con pini, macchia e gariga senza pini, prati aridi dei Thero Brachipodietea. Queste formazioni non sono in equilibrio tra loro, ma nel corso del tempo governate dalle forze contrastanti del fuoco e della tendenza alla climacità, si trasformano le une nelle altre. Guardando con attenzione le garighe e macchie con pini e senza pini non si osserva alcuna differenza né nella fisionomia né nella struttura. La macchia è spesso riconducibile Chamaeropo-Quercetum calliprini Barbagallo, Brullo e Fagotto, o ancora al Pistacio-Quercetum ilicis Brullo & Marcenò, e in casi un po’ più rari all’Ephedro-Pistacietum lentisci Brullo, Guarino & Ronsisvalle, mentre nella gariga domina il Rosmarino-Thymetum capitati abbondantemente accompagnato nei versanti più caldi da Globularia alypum.In prossimità del mare, su terreni prevalentemente sabbiosi si hanno aggruppamenti caratterizzati da Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa (Sm.) Ball, che però hanno rilevanza ridotta in quanto il SIC non si estende fino alla zona strettamente litoranea. Sulle stesse sabbie è comunque presente Retama raetam subsp. gussonei. Si tratta evidentemente di casi di sfruttamento opportunistico di habitat vergini destinati prima o poi a sparire per azione delle attività dell’uomo, e non del caso di insediamento stabile su duna (è pertanto dubbio se questi casi vadano ascritti alla codifica 2250, come si è fatto nella prima compilazione della presente scheda). Sui fianchi impera la classe Thero Brachypodietea con formazioni che si compongono a mosaico con le garighe a Timo e Rosmarino. Laddove la sabbia diventa sciolta ma riesce a conservare una buona percentuale di humus, lì si insediano le associazionidel Malcolmietalia (codifica 6220). È qui che è presente l’associazione Vulpio-Leopoldietum gussonei annoverante in contrada Brancato-Buffitella una popolazione di circa 100.000 individui di Muscari gussonei, che, insistendo su circa un ettaro di terreno, risulta essere la popolazione più numerosa di tutto l’areale della specie. Nelle parti dell’interno, verso Comiso in corrispondenza delle contrade Comuni, Martorina e Passo Piro abbondano gli ampelodesmeti (codifica 5330). Laddove le marne o i calcari vengono sostitute dalle argille sono presenti aspetti dei Pegano-Salsoletea (codifica 1430), con presenza di Sasola oppositifolia, Salsola agrigentina, Capparis ovata, Asparagus aphyllus, etc. Non mancano infine aspetti delle aree ripariali salmastre con varie specie di Juncus e di Carex a cui però non è opportuno dare grande peso per l’esiguità dello spazio occupato (codifica 1410). È qui però che si presenta la rara Lithrum tribracteatum. Su rupi calcaree si insedia vegetazione dominata da Euphorbia dendroides riferibile all’Oleo-Euphorbietum dendroidis Trinajstic 1974 (classe Quercetea ilicis). La vegetazione propriamente fluviale è molto degradata essendo stato in passato completante eradicato il bosco ripario per fare posto a colture di Arundo donax.

Quality and importance

Il valore del sito è notevole. Intanto c’è da dire che la biodiversità comunque la si consideri (in relazione alle specie, alle comunità, alle forme di paesaggio, etc.) è sempre elevatissima. Ciò è testimoniato anche al pubblico dei non specialisti dalla bellezza del paesaggio, e dal numero di incontri con “cose diverse” normalmente verificantesi durante una qualsiasi escursione. La ricchezza in biodiversità è spiegata non solo dalla varietà delle condizioni fisiche (suoli, esposizioni, etc.), ma anche dall’incessante dinamismo della vegetazione, che ciclicamente acquista negentropia e successivamente la perde per eventi apparentemente esterni ma in realtà autoprodotti dall’invecchiamento delle formazioni. C’è certamente da dire che il climax locale è rappresentato dal Quercetum ilicis, molto meno ricco di biodiversità. Il non raggiungimento di questo stadio e il mantenimento delle pinete nel corso dei millenni, è certamente dovuto al moderato disturbo indotto dall’uomo con le sue attività tradizionali.Sorprendente è il numero di specie vegetali rare, endemiche e di significato fitogeografico presenti: Loeflingia hispanica, Cistus clusii, Retama raetam, Ophrys calliantha, insieme con Muscari gussonei e Ophrys lunulata sono tra le specie che non possono mai mancare in un elenco anche molto ridotto delle preziosità floristiche della Valle dell’Ippari. Per finire occorre sottolineare che la vallata è un concentrato di molte specie anche rare dei vari generi di Orchidaceae.Notevole interesse riveste l’avifauna con specie legate principalmente agli ambienti serici e subxerici ed a substrati sabbiosi. Gli invertebrati mostrano una notevole ricchezza e varietà di specie essendo presenti taxa di rilevante interesse scientifico legati a svariati ambienti: corsi d’acqua, ambiti golenali, pinete, macchie e garighe, con questi ultimi che ospitano numerosi endemiti siculi e specie ritenute molto rare e la cui presenza in Sicilia è relegata alle sole regioni meridionali.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 331/2011

Misure di Conservazione

 

ITA080006

Cava Randello, Passo Marinaro

ZSC – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il sito ricade entro il territorio del comune di Ragusa.I suoli sono bruni spesso mescolati a terre rosse mediterranee più o meno impoverite per dilavamento. Sulla riva sinistra del Rifriscolaro spesso sono presenti accumuli sabbiosi da trasporto lungo i pendii. Nel fondovalle sono presenti suoli pesanti che tendono a divenire suoli limosi. Presenti su stretti tratti della riva destra suoli rendizinici. I substrati sono limi, sabbie, calcareniti, argille. Il clima del sito è termomediterraneo secco secondo la terminologia di Rivas Martinez.La parte naturale dell’area si compone di più habitat. a) L’habitat delle marne digradanti verso il fondovalle. Si tratta di terreni molto aridi in gran parte afitici in cui si insediano formazioni termomediterranee pre-desertiche dominate da Hedysarum glomeratum, Catapodium marinum, etc. punteggiati da rari esemplari di Rhus pentaphylla (5330). b) L’habitat delle sabbie rosse portanti formazioni arborescenti con Juniperus turbinata Guss (5210). c) L’habitat delle sabbie rosse miste a rocce calcaree, ricco di Quercus ilex, orientato alla ricostituzione della lecceta. In questo habitat si rinvengono rari esemplari di Quercus calliprinos (9340). d) L’habitat dei pendii umidi e acidificati dominati da formazioni a Rhamnus alaternus e Teucrium fruticans ricchi di Cistus sp. pl. e) Formazioni delle sabbie afferenti ai Malcolmietalia prevalentemente date da Vulpio-Leopoldietum gussonei. F )Formazioni del fondovalle afferenti ai Populietalia albae (92A0).

Quality and importance

Sito di notevole interesse geobotanico con aspetti vegetazionali altrove pressocché scomparsi: aspetti di macchia con Teucrium fruticans (Cava Randello), rarissimi esempi di boschetti con Quercus calliprinos (Passo Marinaro), presenza di specie endemiche quali ad esempio Leopoldia gussonei. Il sito risulta interessante anche dal punto di vista faunistico per la presenza di numerose specie di Vertebrati, che per una ricca ed articolata fauna invertebrata che annovera specie endemiche o ad areale ristretto e specie rare e molto localizzate in Sicilia.Benché i caratteri di macchia siano stati conferiti nei secoli passati dall’uso venatorio del sito (Riserva di caccia di una famiglia della nobiltà ragusana) grande è l’importanza naturalistica da esso posseduta. La eliminazione del bosco chiuso a Quercus ilex e la sua sostituzione con la macchia mediterranea aperta ha accresciuto nel corso del tempo la biodiversità del biotopo. Oggi esso si presenta in effetti ricchissimo di nicchie ecologiche ospitanti una grande quantità di specie rare e endemiche. Un altro motivo di importanza del sito è dato dal fatto che esso ospita la più vasta popolazione siciliana di Juniperus turbinata, che evidentemente qui trova i suoli adatti al raggiungimento della sua piena espressività. Il terzo e più importante motivo valorizzante il sito è la presenza su sabbie di formazioni dei Malcolmietalia portanti Muscari gussonei, specie prioritaria secondo la Direttiva Habitat 43/92.Le formazioni a galleria a Salix alba, si presentano degradate con vestigia prive di specie legnose.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

DDG N. 332/2011

Misure di Conservazione

 

ITA050012

Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela

ZPS – Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

L’area, estesa per 17.873,74 Ha, ricade nei territori comunali di Gela, Niscemi, Butera, Acate, Caltagirone e Mazzarino. Dal punto di vista geomorfologico, presenta una notevole variabilità, includendo l’ambiente umido del Biviere, il quale si sviluppa a ridosso di ampi cordoni dunali costituiti da sabbie fini e quarzose, talora interrotti da affioramenti rocciosi di varia natura, ove sono rappresentati gran parte dei tipi litologici che caratterizzano i retrostanti Monti Erei. Nel territorio sono presenti gessi, sabbie argillose e conglomerati calcarei, passanti a calcareniti cementate, con frequenti intercalazioni di argille sabbiose plioceniche. Nell’area costiera tali aspetti caratterizzano gli affioramenti litoranei di Monte Lungo e Torre Manfria, sui quali è possibile rilevare anche formazioni calanchive, nonché un basamento di calcareniti frammisti a gessi. La Piana di Gela è prevalentemente caratterizzata da formazioni argilloso-calcaree sovrastate da depositi costitutiti soprattutto da argille e alluvioni riferibili al Quaternario (Catalano & D’Argenio, 1982). A nord si sviluppa un sistema collinare di origine evaporitica, a morfologia più o meno accidentata, mentre ad est del torrente Gela vi sono depositi di sabbie gialle pleistoceniche frammiste a calcari, conglomerati ed argille marnose, che degradano verso il mare.Dai dati termopluviometrici della zona risultano precipitazioni medie annue comprese fra i 500 ed i 600 mm, mentre le temperature medie annue si aggirano tra i 19 e 16,5 °C, a partire dalla fascia costiera verso le colline dell’interno. In accordo con la classificazione bioclimatica di Rivas-Martinez, il territorio costiero rientra prevalentemente nel termomediterraneo secco inferiore, tendente al superiore verso l’interno. Il paesaggio costiero della Piana è ampiamente dominato da coltivi, in particolare seminativi; assume notevole rilevanza la serricoltura, che si spinge a ridosso dal Biviere. Nell’area del Niscemese sono ben rappresentate le formazioni boschive, a dominanza di sughera. Nel tratto di mare antistante il Biviere i fondali costieri sono interamente ricoperti di sedimenti su cui insistono le seguenti biocenosi, dalla costa verso il largo: la biocenosi SFHN (Sabbie fini superficiali), la biocenosi SFBC (sabbie fini ben classate) fino a circa – 20, -25 metri di profondità, e la biocenosi VTC (Fanghi terrigeni costieri) più al largo. All’interno della biocenosi SFBC predomina la facies a Cymodocea nodosa che forma ampie e dense “pelouse” a partire dai -10 metri di profondità. Questa fanerogama marina ospita un popolamento epifita e vagile ben strutturato, che supporta la produttività ittica nell’area.

Quality and importance

L’area del Biviere di Gela e dei Macconi – pur essendo notevolmente condizionata dalla forte antropizzazione – presenta un rilevante interesse naturalisticoambientale, in quanto vi si conservano diverse entità floristiche, oltre a fitocenosi particolarmente rare in Sicilia. L’ambiente umido, peraltro, costituisce un biotopo di rilevante interesse per lo svernamento, la nidificazione e la sosta di diverse specie della fauna, migratoria e stanziale. Il mosaico agrario della Piana di Gela è rappresentato prevalentemente da colture estensive cerealicole alternate in rotazione con maggese nudo e colture alternative quali: fave, ceci e carciofeti con impianti pluriennali. Questi ecosistemi agrari hanno favorito alcune specie dell’avifauna quali: Ciconia ciconia, Circaetus gallicus, Falco naumanni, Burhinus oedicnemus, Glareola pratincola, Melanocorypha calandra, Calandrella brachydactyla. La consistenza di tali popolazioni, in campo nazionale, riveste importanza strategica per la conservazione. La Piana di Gela confina a nord con la Piana di Catania e separa i Monti Iblei dai Monti Erei. Il Golfo fa da imbuto favorendo l’attraversamento della Sicilia per l’avifauna acquatica proveniente dal nord Africa specie nel periodo primaverile. Solo tra febbraio e aprile gli anatidi che arrivano mediamente sul golfo sono > 45.000.Qualsiasi zona umida lungo questo corridoio (artificiale o naturale) ha importanza strategica per la conservazione su scale nazionale ed internazionale.Altrettanto importante risulta il litorale di Manfria, caratterizzato dalla coesistenza di vari substrati litologici, i quali, assieme alle peculiari caratteristiche climatiche, favoriscono la conservazione di una notevole biodiversità floristica e fitocenotica. In complesso nell’area in oggetto sono presenti aspetti di vegetazione psammofila, comunità alofite, palustri e rupicole, formazioni di macchia (anche se esigue), garighe, praterie, fraticelli effimeri, cenosi igro-idrofitiche, ripisilve alofile a tamerici, ecc., le quali danno origine ad una miriade di habitat colonizzati da una ricca fauna. Nel territorio trovano spazio anche diverse entità che nell’area regionale sono rare o ritenute di rilevante interesse fitogeografico.

Piano di Gestione/Misure di Conservazione

D.D.G. 465/2017

D.D.G. 591/2017

Misure di conservazione

 

ALTRE AREE PROTETTE

EUAP0920        Riserva naturale orientata Biviere di Gela

EUAP0383        Riserva naturale orientata Pino d’Aleppo

Zona Ramsar    Il biviere di gela             Scheda descrittiva