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Matera – Alberobello

Tappa 72: Matera – Alberobello

Info tappa

Data di Partenza: 

Martedì 08/10/2019

Comuni attraversati:

Matera, Acquaviva delle Fonti, Castellana Grotte, Gioia del Colle, Laterza, Martina Franca, Mottola, Noci, Putignano, Santeramo in Colle, Alberobello

Lunghezza percorso: km 70,74

Mappa percorsi settimanali e Sistema delle Aree protette terrestri

SIti Natura 2000

Murgia di Sud – Est

IT9130005

SIC Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Il paesaggio presenta lievi ondulazioni e ha un substrato di calcarenite pleistocenica stratificato sul calcare cretacico.

Qualità e importanza

Aree boschive con prevalenza di querceti a Quercus trojana in buone condizioni vegetazionali con presenza di aree boschive sempreverdi ( leccio ) ed esempi di vegetazione a Ostrja e Carpinus. Inoltre vi è la presenza di Quercus virgiliana con percentuale di copertura 5 e con valutazioni rispettivamente di: A, A, C, A.

Misure di Conservazione/Piano di Gestione

Piano di Gestione (D.G.R. n. 432 del 06/04/2016)

 

Murgia Alta

IT9120007

ZPS Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

Paesaggio suggestivo costituito da lievi ondulazioni e da avvallamenti doliniformi, con fenomeni carsici superficiali rappresentati dai puli e dagli inghiottitoi. Il substrato è di calcare cretaceo, generalmente ricoperto da calcarenite pleistocenica. Il bioclima è submediterraneo

Qualità e importanza

Subregione fortemente caratterizzata dall’ampio e brullo tavolato calcareo che culmina nei 679 m del monte Caccia. Si presenta prevalentemente come un altipiano calcareo alto e pietroso. E’ una delle aree substeppiche più vaste d’Italia, con vegetazione erbacea ascrivibile ai Festuco brometalia. La flora dell’area è particolarmente ricca, raggiungendo circa 1500 specie. Da un punto di vista dell’avifauna nidificante sono state censite circa 90 specie, numero che pone quest’area a livello regionale al secondo posto dopo il Gargano. Le formazioni boschive superstiti sono caratterizzate dalla prevalenza di Quercus pubescens spesso accompagnate da Fraxinus ornus. Rare Quercus cerris e Q. frainetto.

Misure di Conservazione/Piano di Gestione

Misure di Conservazione (R.R. n. 6 del 10/05/2016 modificato dal R.R. 12/2017) e D.C.D n.21 del 20/07/2017

 

Gravine di Matera

IT9220135

ZPS Regione Biogeografica Mediterranea

Other Site Characteristics

CARATTERI CLIMATICI. L’area della Murgia materana ricade in una fascia climatica di tipo mediterraneo semiarido, caratterizzata da una certa incostanza delle precipitazioni idrometeoriche e delle temperature. Considerando i dati relativi alla stazione di Matera (1921-1980), è stato possibile valutare una media annua di precipitazioni pari a 574 mm, con una punta massima annua di 1031 mm (1972) ed una minima di 405 mm (1961). Le piogge non sono uniformemente ripartite nell’arco dell’anno, risultando concentrate prevalentemente nel periodo ottobre-gennaio, mentre nei mesi di luglio ed agosto tendono a ridursi notevolmente (con lunghi periodi caratterizzati da assenza totale di pioggia). Dal punto di vista bioclimatico possiamo far rientrare il territorio di Matera all’interno di un Mesomediterraneo umido-subumido (con carattere semicontinentale di transizione), caratterizzato da un’escursione termica di 18,6 °C, temperature elevate che si possono registrare nel mese di agosto (30,7 °C), con temperature minime che raggiungono un picco minimo a gennaio (3,05 °C)(cfr. Piano di gestione del Parco). CARATTERI GEOLOGICI e GEOMORFOLOGICI. Il territorio esaminato si configura come un altopiano calcareo interposto tra i territori della Puglia e della Basilicata. I terreni più antichi, che costituiscono l’ossatura dell’area, appartengono alla Formazione del Calcare di Altamura (Cretaceo superiore), che affiora, più o meno estesamente, sia nelle aree più elevate della Murgia materana, quanto sui bordi di quest’ultima anche a quote basse, nella Gra¬vina di Matera e in corrispondenza delle incisioni che solcano la zona. Essa è composta soprattutto da calcari micritici laminati e da calcari con abbondanti resti di Rudiste (BOENZI et al., 1971), deposti in un ambiente marino poco profon¬do, corrispondente al dominio paleogeografico della Piatta¬forma carbonatica apula, che è stata interessata da dislocazioni tettoniche che ne hanno determinato l’emersione e successivamente lo smembramento in grandi blocchi. L’emersione ha prodotto diffusi fenomeni carsici superficiali e profondi e, nell’ambito dei singoli blocchi fratturati e sollevati, si è avuta la formazione di grandi ripiani e di scarpate più o meno modellate degli agenti idrometrici. La rete principale di fratturazione si sviluppa secondo direttrici sia appenniniche WNW-ESE che antiappenniniche ENE-SSW, secondo quanto evidenziato da MARTINIS (1961). I blocchi calcarei cretacei che si sono ribassati nel lato ovest dell’area, hanno costituito il substrato di un grande bacino marino noto come Fossa Bradanica, che ha occupato l’area racchiusa tra le Murge e la catena appenninica, in destra del corso fluviale del Basento. Uno dei blocchi del Calcare di Altamura forma la Murgia di Matera-Laterza, ove ricade il SIC che, rappre¬senta un Horst delimitato a N e a SW da elevate pareti, che si immergono quasi improvvisamente sotto i depositi argilloso ‘ sabbioso ‘ conglomeratici della Fossa Bradanica e del Graben di Viglione, elemento quest’ultimo che lo se¬para dalle Murge pugliesi. Lungo le pareti sono, infatti, ben visibili numerose faglie dirette con rigetti piuttosto modesti, dell’ordine di qualche metro, mentre una fitta rete di frattu¬re è presente ovunque il calcare affiora, assumendo un orientamento parallelo ai principali lineamenti tettonici. I bordi dell’Horst sono a diretto contato con le aree ove affiorano i terreni plio-pleistoceni della Fossa bradanica, più esposti e soggetti a processi erosivi. Essi sono costituiti da vari terreni che, a partire dal basso verso l’alto, sono la Calcarenite di Gravina, cui seguono le Argille subappennine e successivamente le Sabbie di Monte Marano ed in chiusura il Conglo¬merato di Irsina. La Calcarenite di Gravina (Plioce¬ne superiore – Pleistocene inferiore), nota localmente come ‘tufo calcareo’ È costituita da depositi sabbiosi e calcarenitici caratteristici di un ambiente marino litorale. In prossimità del contatto con il substrato creta¬ceo si possono anche rinvenire livelli di conglo¬merati e microconglomerati calcarei. Nell’area del SIC la Calcarenite di Gravina affiora este¬samente sui bordi della Murgia materana, con spessori anche superiori a 50 metri e caratterizza i rioni ‘Sas¬si’ di Matera. È riconoscibile anche lungo nu¬merose incisioni, al di sopra della Formazione del Calcare di Altamura e nelle numerose cave coltivate per l’estra¬zione di conci di tufo utilizzati per la costruzione dell’antica città ed ubicate soprattutto lungo la S.S. n° 7 in direzione di Laterza. Alla fine del Pliocene si sono depositati nell’area sedimenti prevalentemente argillosi di ambiente più profondo denominati Argille subappennine rilevate soprattutto nell’area della Fossa Bradanica e del Graben di Viglione, mentre piccoli lembi affiorano anche sulla Murgia materana a quote non molto elevate. A chiusura del ciclo si rinvengono le Sabbie di Monte Marano ed il Conglomerato di Irsina del Pleistocene medio, che sono presenti in piccoli lembi nell’area urbana di Matera, dal Castello alla Colonia elioterapica e nella parte più elevata di Serra Venerdì. Questi depositi sono caratterizzati da sedimenti sabbioso-ciottolosi esposti in numerosi affioramenti. Dal punto di vista geomorfologico, l’area può essere ripartita in due settori: il primo, che occupa la parte centrale della zona, assume un aspetto tipico dei rilievi rocciosi, con fianchi scoscesi ed una sommità pressoché sub orizzontale; il secondo è caratterizzato da forme generalmente più dolci perché ricadenti su aree argilloso-sabbiose spesso esposte all’erosione diffusa. Nell’ambito del massiccio calcareo sono osservabili scarpate erosive create da superfici di antiche faglie, mentre nella sommità sono evidenti forme di tipo carsico, quali ripiani, depressioni, solchi erosivi e doline di piccole dimensioni. Altro elemento morfologico è rappresentato da solchi erosivi localmente indicati col termine di ‘lame’, depressioni con fianchi poco acclivi e fondo piatto generalmente occupato da terra rossa. Queste si differenziano quindi dalle vere e proprie ‘gravine’ che hanno pareti verticali e profili a V stretta, come la Gravina di Matera dove si manifestano fenomeni di frana per crollo di elementi calcarei fratturati. Il secondo settore, ubicato nel margine sud-occidentale dell’area, sino nei pressi dell’abitato di Montescaglioso, è occupato da terreni argilloso-sabbioso-conglomeratici facilmente erodibili, assume un aspetto tipicamente collinare, con fenomeni di modellamento dei versanti, sia superficiali che profondi, che si manifestano mediante colamenti, colate e scorrimenti roto-traslazionali.

Qualità e importanza

Il SIC Gravine di Matera costituisce un territorio di straordinario interesse naturalistico e paesaggistico, in quanto fortemente caratterizzato dal un punto di vista ambientale dati i tratti litologici e morfologici che hanno determinato la caratteristica conformazione di gola (gravina), alternando un sistema pseudo-pianeggiante a uno fortemente inciso. L’area del SIC risulta caratterizzata prevalentemente da rupi, estese formazioni prative (prevalentemente secondarie) e da frammenti forestali (querceti semicaducifogli a dominanza di fragno). Presenta una variazione altimetrica limitata (quota massima 516 m s.l.m.) e ospita 8 habitat (di cui 1 prioritario), su una superficie pari a circa 6968,49 ha. Con il presente aggiornamento sono stati individuati 8 nuovi habitat (rispetto ai dati del 2003) considerando che gli habitat segnalati nel precedente formulario (6210 e 6310) sono stati reinterpretati (rispettivamente nel 62A0, 9250 e 9340) grazie alle aumentate conoscenze floristiche e vegetazionali di questo territorio negli ultimi anni (MEDAGLI & GAMBETTA, 2003; DI PIETRO & MISANO, 2009). Di particolare interesse la vegetazione rupicola con le preziose stazioni di Centaurea centaurium (endemica), Carum multiflorum, Campanula versicolor e Portenschlagiella ramosissima (tutte di notevole interesse fitogeografico e protette a scala regionale); segue per importanza la vegetazione prativa, prevalentemente caratterizzata da praterie steppiche estremamente ricche dal punto di vista floristico, molto spesso configurate in forme di mosaico in cui convivono popolamenti terofitici, camefitici ed emicriptofitici. I pascoli di ampie superfici della ZPS risultano caratterizzati da Stipa austroitalica (elencata tra le specie dell’Allegato II della Direttiva 43/92/CEE), che caratterizza una forma di vegetazione seminaturale ampiamente diffusa nell’area, legata a forme di coesistenza tra il disturbo arrecato dal pascolamento del bestiame ed il naturale dinamismo delle cenosi prative. Tali contesti vegetazionali sono interpretabili all’interno dell’habitat 62A0 (Formazioni erbose secche della regione sub mediterranea orientale (Scorzoneretalia villosae)) che contraddistingue praterie xeriche submediterranee ad impronta balcanica, in cui sono presenti diverse specie di elevato interesse tra cui diverse entità dei generi Ophrys ed Orchis. Tra le altre specie floristiche di notevole interesse conservazionistico presenti entro il SIC si segnalano Juniperus phoenicea ssp. turbinata, considerata rara e vulnerabile in Basilicata, Quercus macrolepis, Q.trojana e Q.virgiliana, da considerarsi estremamente localizzate e vulnerabili a scala regionale (FASCETTI & NAVAZIO, 2007). Per quanto riguarda le diverse altre entità floristiche segnalate (Anthemis hydruntina, Linum tommasinii, Paeonia mascula, Polygonum tenoreanum, Nerium oleander, Dictamus albus, Salvia argentea, ed altre), trattasi di specie interessanti in quanto uniche stazioni regionali e/o taxa di interesse fitogeografico per l’Italia meridionale. La presenza di habitat naturali e la loro sostanziale inaccessibilità (si pensi in particolare a quelli rupicoli), conferiscono al sito grande importanza anche dal punto di vista faunistico. Sono soprattutto gli ambienti rupicoli ad essere i più significativi a fini faunistici, con particolare riguardo all’avifauna che risulta ben conosciuta (PALUMBO & RIZZI, 2000; FULCO et al., 2008). In questi ambienti trovano siti adatti per la nidificazione specie prioritarie quali: il Lanario (Falco biarmicus), il Falco pellegrino (Falco peregrinus), il Capovaccaio (Neophron percnopterus) e il Gufo reale (Bubo bubo). Non vanno dimenticati anche gli ambienti boschivi e prativi per la loro importanza come siti riproduttivi e trofici per specie di rilevante importanza conservazionistica come il Falco grillaio (Falco naumanni) presente nel periodo primaverile con una cospicua popolazione, il Nibbio reale (Milvus milvus), il Nibbio bruno (Milvus migrans), il Biancone (Circaetus gallicus), l’Occhione (Burhinus oedicnemus), la Calandra (Melanocorypha calandra), e la Calandrella (Calandrella brachydactyla).

Misure di Conservazione/Piano di Gestione

Misure di Conservazione DM 17/10/2007 e DGR n. 203 del 09/03/2018 (approvazione cartografia geo-riferita ”Tipologie ambientali” di 11 Zone a Protezione Speciale (ZPS) della Rete Natura 2000 Basilicata)

 

ALTRE AREE PROTETTE

EUAP0419 Parco archeologico storico naturale delle Chiese rupestri del Materano – Piano per il Parco (D.C.R. n. 927 del 15/02/2005 e smi)