Palmanova – Monfalcone

Ottava giornata: Palmanova – Monfalcone.

Si parte da Palmanova scendendo lungo l’Alpe Adria fino alla città di Grado. In uscita dalla città con direzione di Monfalcone si attraversano, interamente su piste ciclabili, la ZSC della Val Cavanata e Banco della Mula di Muggia, per terminare alla Riserva Naturale della Foce dell’Isonzo. Al largo di Grado esistono dei SIC in mare aperto. Si attraversa il fiume Isonzo e ci si dirige fino alla Riserva dell’Isola della Cona. Si arriva su ciclabile alle spiagge di Monfalcone e si entra nella ZSC della Cavana di Monfalcone. Si prosegue verso il centro cittadino. Totale km giornalieri: 73 km, quasi tutti su asfalto e in buona parte su percorsi ciclabili protetti.

Autore: FIAB Friuli Venezia Giulia

Info tappa

Data e luogo di Partenza:
Giovedì 07/06/2018  Palmanova
Comuni attraversati:
Palmanova, Visco, Bagnaria Arsa, Cervignano del Friuli, Renda, Terzo d’Aquileia, Aquileia, grado, San Canzian d’Isonzo, Staranzano, Monfalcone
Lunghezza percorso: 73 km
differenza altimetrica: 38 m
Ascesa: 315 m
Discesa: 333 m

alt8
Profilo altimetrico (-6 m a 32 m)

Mappa percorsi settimanali e siti natura 2000

Siti natura 2000

Cavana di Monfalcone

Cavana di Monfalcone

CODICE: IT3330007 Tipologia: ZSC Regione biografica: Continentale

Qualità e importanza:

Il sito presenta habitat rari e in buono stato di conservazione con alta concentrazione di specie poco diffuse e in pericolo di scomparsa. Rappresenta un’entità ecologica che comprende un sistema umido di risorgiva in collegamento con le acque marine. Il sito ha ospitato alcune coppie nidificanti di Circus pygarcus e di Circus aeruginosus negli ultimi 20 anni e, se sottoposto ad opportuna gestione, possiede alte potenzialità per la presenza di uccelli acquatici e limicoli. Nel 2005 è stata verificata la riproduzione di Dryocopus martius. In questo sito sono comuni o molto comuni Emys orbicularis, Hyla intermedia, Podarcis sicula e Natrix tessellata, più rari Rana latastei, Triturus carnifex e Bombina variegata. Sono inoltre segnalate per l’area Lycaena dispar, Maculinea teleius e Coenonympha oedippus. Nell ‘ambito di ricerche effettuate dal Museo Friulano di Storia Naturale durante il primo decennio del 2000 è stata accertata la presenza nel Biotopo Naturale Regionale Palude del F. Cavana sia di Vertigo angustior che di Helix pomatia. Merita inoltre segnalare la presenza nell ‘area di Roeseliana brunneri endemita del litorale alto Adriatico.
Misure di conservazione: DGR n. 1964 del 21/10/2016

Carso Triestino e Goriziano

Carso Triestino e Goriziano

CODICE:  IT3340006 Tipologia: ZSC Regione biografica: Continentale

Qualità e importanza:

Data la complessità dell’area sono presenti numerosi habitat anche molto eterogenei, fra cui molteplici habitat prioritari. Da ricordare le rupi ed i ghiaioni calcarei della Val Rosandra particolarmente ricchi in endemismi, l’unico esempio di scogliere alte delle coste adriatiche settentrionali, habitat ideale per la stenoendemica Centaurea kartschiana che qui concentra la maggior parte della sua popolazione, la lecceta extrazonale della costiera triestina, la vegetazione acquatica e ripariale (fiume Timavo e laghi carsici) e le praterie alofile a salicornie annuali (Lisert) che qui raggiungono il limite più settentrionale del loro areale di distribuzione nel bacino mediterraneo. Tra le specie più significative e di pregio, molte delle quali endemiche e/o di Lista Rossa nazionale, sono da annoverare: Genista januensis (unica stazione dell’Italia nord-orientale), Daphne alpina, Genista holopetala, Moehringia tommasinii, Drypis spinosa ssp. jacquiniana, Melampyrum fimbriatum, una delle poche stazioni di Digitalis laevigata (anche sul M. Hermada) e di Lactuca quercina ssp. chaixii (anche sul M. Lanaro) nella zona della Val Rosandra; nella zona del M. Lanaro da segnalare Satureja subspicata ssp. liburnica (limite occidentale di distribuzione), Carex fritschii (unica stazione regionale), Orchis pallens e Paeonia mascula; nella zona del M. Hermada si rinvengono Sesleria juncifolia, Euphorbia fragifera e Onosma dalmatica (= O. javorkae), tutte specie che hanno qui il limite occidentale della loro distribuzione, ed una delle poche stazioni di Vicia loiseleurii. Sulle falesie di Duino vi è un’alta concentrazione di specie stenomediterranee ed endemiche oltre che le ultime stazioni nord-adriatiche di Urospermum picroides e Reichardia picroides. Nell’area dei laghi di Doberdò e Pietrarossa sono presenti stazioni di specie rare sia termofile sia igrofile quali Lens ervoides, Asterolinon linum-stellatum (uniche stazioni regionali), Crepis vesicaria, Rhagadiolus edulis, Bellevalia romana, Thelypteris palustris, Alisma lanceolatum, Leersia oryzoides, Scilla autumnalis, Viola elatior, Ranunculus velutinus, Ranunculus illyricus, Ranunculus lingua, Veronica catenata, Ophioglossum vulgatum, Linum strictum ssp. corymbulosum, Zannichellia palustris e Utricularia australis. Nelle acque dei laghi sono concentrate ben cinque specie di Potamogeton (P. cripsus, P. lucens, P. nodosus, P. pectinatus e P. pusillus). Questo sito raggruppa uno straordinario mosaico di zone umide e xerotermiche del Carso goriziano e triestino, e deve essere considerato uno dei più importanti d’Italia anche dal punto di vista faunistico. In queste aree si incontrano numerose entità balcaniche, illirico-mediterranee (Carso triestino) ed italiche (Carso goriziano), in una comunità faunistica assolutamente unica nell’ambito europeo (Hyla arborea, Rana ridibunda, Algyroides nigropunctatus, Podarcis melisellensis, Telescopus fallax, Elaphe quatuorlineata, ecc.). Diffuso e localmente piuttosto comune Proteus anguinus, vertebrato stigobio di importanza prioritaria (dal 2003), che nella zona trova il suo limite occidentale di diffusione naturale. Fra le specie più importanti merita ricordare Austropotamobius pallipes, Triturus carnifex, Rana latastei, Emys orbicularis, Ursus arctos, Canis aureus ed un corteggio di uccelli davvero notevole (Accipiter gentilis, Bubo bubo, Strix uralensis, Otus scops, Picus canus, Dryocopus martius, Monticola solitarius, ecc.). Nella zona sono frequenti anche Zamenis longissimus, Podarcis sicula, Podarcis muralis, Felis s. silvestris, Muscardinus avellanarius ed Erinaceus roumanicus, il quale in diverse zone del Carso italiano può coabitare con Erinaceus europaeus. Nei macereti è frequente Chionomys nivalis, che in queste zone si spinge quasi fino al livello del mare. Tra gli insetti merita segnalare la presenza di Leptodirus hochenwarti, ormai limitato ad una sola cavità di quest’area (Grotta Noè) nell’ambito dell’intero territorio italiano, oltre che di Eriogaster catax, Euphydryas aurinia e Coenonympha oedippus. Nell’area sono presenti inoltre Lucanus cervus e Morimus funereus, mentre esistono alcune vecchie segnalazioni di Osmoderma eremita. Nel sito è stata accertata la presenza di Vertigo angustior e Helix pomatia. La costiera rocciosa triestina, compresi i tratti inseriti nel sito, risulta essere habitat elettivo di Lithophaga lithophaga. Tra gli insetti Zeuneriana marmorata, endemita nord-adriatico considerato estinto in passato, è stata di recente segnalata per l ‘area del Lisert. La presenza di Caretta caretta è stata più volte accertata. Nelle acque antistanti la baia di Sistiana e il Castello di Duino transitano regolarmente diverse specie di cetacei (Tursiops truncatus, Stenella coeruleoalba), ma vi sono stati più raramente segnalati anche Delphinus delphis, Megaptera novaeangliae e Physeter catodon.
Misure di conservazione: DGR n. 1964 del 21/10/2016

Laguna di Marano e Grado

Laguna di Marano e Grado

CODICE: IT3320037 Tipologia: ZSC Regione biografica: Continentale

Qualità e importanza:

La laguna di Grado e Marano rappresenta uno dei maggiori sistemi lagunari d’Italia contenente habitat spesso in pericolo di estinzione e specie endemiche dell’Adriatico settentrionale (quali le ampie popolazione della specie prioritaria Salicornia veneta). Sono ben rappresentati le numerose cenosi tipiche della serie alina che includono i cespuglieti alofili, i limonieti e le più evolute praterie a Juncus maritimus. Gli habitat della serie psammofila si concentrano sulla porzione esterna delle isole perilagunari e in alcuni casi sono interessanti per l ‘ancora attiva dinamica dei sedimenti che porta anche alla formazione di nuove spiagge. In alcune delle isole sono oggi ancora presenti ben conservate depressioni umide interdunali. La laguna rappresenta un ‘area avifaunistica di grande estensione che nel suo complesso riveste primario valore internazionale comprendendo al suo interno la zona Ramsar delle Foci dello Stella (1.400 ha). Al riguardo, la consistenza delle popolazioni svernanti di Anas penelope, Calidris alpina, Casmerodius albus rappresenta un elemento di interesse internazionale: per tali specie la laguna infatti ospita più dell ‘1% dell ‘intera popolazione europea. A livello nazionale, la laguna di Grado e Marano è uno dei siti più rilevanti dell’Adriatico e d’Italia per la sosta e lo svernamento degli uccelli acquatici (sino a 100.000-150.000 uccelli acquatici censiti). Molteplici sono le specie la cui consistenza delle popolazioni svernanti rappresenta un elemento di interesse nazionale (1% della popolazione italiana): fra le più rappresentative si rilevano Egretta garzetta, Bucephala clangula, Pluvialis squatarola, Numenius arquata, Larus melanocephalus, Circus aeruginosus. Assieme a Valle Cavanata, Foci dell ‘Isonzo e Foci del Timavo rappresenta l ‘unità ecologica costiero-lagunare più settentrionale del mare Mediterraneo: complessivamente, sono state segnalate più di 300 specie di uccelli, un terzo delle quali nidificanti. Nella laguna fanno frequente ma irregolare comparsa diverse specie di cetacei (Tursiops truncatus, Stenella coeruleoalba e Grampus griseus), che, assieme a Caretta caretta, frequentano queste zone unicamente per motivi trofici. Recentemente è stata documentata la presenza di tursiopi con piccoli in Laguna di Grado (Velme del Golameto). Appare del resto improbabile che le nascite di questa specie avvengano all ‘interno della Laguna, derivando piuttosto da attività riproduttive che si verificano in altre zone dell ‘alto Adriatico, dove attualmente vive una popolazione indipendente di tursiopi di un centinaio di esemplari. La presenza di Megaptera novaeangliae è stata recentemente segnalata poco al largo di Grado ma si tratta di una presenza eccezionale che non riguarda la Laguna vera e propria. La migrazione genetica porta invece a transitare in Laguna Alosa fallax e l’ormai rarissimo Acipenser naccarii. È sito d’elezione per alcune specie ittiche eurialine quali Aphanius fasciatus, Knipowitschia panizzae e Pomatoschistus canestrinii. Nella laguna è stata recentemente scoperta una popolazione di Zootoca vivipara carniolica che vive in habitat soggetti ad allagamento nel corso delle sizigiali. Allo stato attuale delle conoscenze è l ‘unica situazione simile nota per la specie. Le popolazioni di Vipera aspis ssp. francisciredi sono qui considerate particolarmente importanti in quanto per lo più isolate. Lungo la linea di costa vivono le più notevoli popolazioni regionali di Podarcis sicula. In queste zone Neomys anomalus è stato raccolto anche in ambiente di barena lagunare, così come Zootoca vivipara ssp. carniolica. Nel primo decennio del 2000 è stata accertata la presenza nel sito di Vertigo angustior e di Helix pomatia.
Misure di conservazione: DGR n. 1964 del 21/10/2016

Valle Cavanata e Banco Mula di Muggia

Valle Cavanata e Banco Mula di Muggia

CODICE: IT3330006 Tipologia: ZPS Regione biografica: Continentale

Qualità e importanza:

L’area è stata riconosciuta di valore internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar per la porzione valliva (248 ha), in particolare quale habitat per gli uccelli acquatici e possiede eccezionali potenzialità per la sosta e nidificazione di moltissime specie di uccelli propri delle zone umide. Nell ‘intero sito Natura 2000 sono state infatti segnalate almeno 271 specie di avifauna. La Valle Cavanata svolge specialmente il ruolo di area di rifugio e di roost per molte specie di Anatidi e Limicoli, cacciabili e non. In tale sito, la gestione naturalistica ed i ripristini ambientali effettuati negli anni hanno favorito la presenza e la nidificazione di specie di interesse comunitario come Sterna hirundo, Sterna albifrons, Charadrius alexandrinus, Himantopus himantopus, Circus aeruginosus. L ‘area soggetta a marea (banco della Mula di Muggia) rappresenta invece uno dei siti più importanti in Italia per lo svernamento di Anas penelope, Numenius arquata, Calidris alpina, Pluvialis squatarola, Limosa lapponica. Per quanto riguarda i mammiferi ed i rettili Nella zona è relativamente frequente Mustela putorius, comuni o molto comuni Emys orbicularis, Hyla intermedia e Natrix tessellata. Per quanto riguarda l’ittiofauna è interessante la presenza di specie eurialine quali Aphanius fasciatus, Knipowitschia panizzae e Pomatoschistus canestrinii; questi ultimi due sono endemici dell’Alto Adriatico. Sui fondali a Cymodocea nodosa del banco della Mula di Muggia vi è la presenza di una densa popolazione di Pinna nobilis ed ai limiti del sito ci sono alcune stazioni di Branchiostoma lanceolatum tipico dei fondi sabbiosi con correnti di fondo. Negli immediati dintorni sono stati più volte avvistati diversi cetacei, fra i quali Tursiops truncatus, Grampus griseus e Stenella coeruleoalba. Nel sito è presente anche una popolazione ridotta di Salicornia veneta.
Misure di conservazione: DPReg. n. 240 del 22/11/2012

Foce dell'Isonzo - Isola della Cona

Foce dell’Isonzo – Isola della Cona

CODICE:IT3330005 Tipologia: ZPS Regione biografica: Continentale

Qualità e importanza:

Il sito racchiude tutto il corso inferiore e la foce del fiume Isonzo in cui sono rappresentati molti habitat prioritari, spesso in uno stato di conservazione non molto buono. E’ presente Salicornia veneta, una delle rarissime popolazioni di Bassia hirsuta e di Limonium densissimum. L’area riveste importanza internazionale quale habitat per uccelli acquatici, come ad esempio: Anas penelope (fino a 25000 individui) e Anatidae svernanti (complessivamente oltre 30000). E’ di primaria rilevanza anche per gli interventi di ripristino ambientale recentemente attuati nonché per il tipo di gestione che consente l’abbondante presenza di uccelli migratori in genere, fra i quali anche molti passeriformi oggetto di studi grazie all’esistenza di una stazione di inanellamento. La Stazione Biologica della Cona cataloga un totale di 311 specie di uccelli sinora segnalate. Le popolazioni di Mustela putorius in queste zone sono abbastanza floride. E ‘ stata trovata di recente una femmina di Felis s. silvestris. Comuni o molto comuni anche Emys orbicularis, Arvicola terrestris italicus, Hyla intermedia. Le presenze di Caretta caretta e Tursiops truncatus sono relativamente frequenti ma sempre episodiche e legate esclusivamente a questioni trofiche. E ‘ confermata la presenza di Vertigo angustior e di Helix pomatia. Nelle aree salmastre, anche in quelle ricavate con interventi di ripristino, sono presenti specie ittiche eurialine come Pomatoschistus canestrinii, Knipowitschia panizzae e Aphanius fasciatus. Alosa fallax risale ancora l’Isonzo a partire dalla tarda primavera. Per la zona si conoscono catture sporadiche e non recenti di Acipenser naccarii. Chelonia mydas è stata certamente segnalata in queste acque soltanto nel corso del 2007.
Misure di conservazione: DGR n. 1964 del 21/10/2016

Aree Carsiche della Venezia Giulia

Aree Carsiche della Venezia Giulia

CODICE: IT3341002 Tipologia: ZPS Regione biografica: Continentale

Qualità e importanza:

Data la complessità dell’area sono presenti numerosi habitat anche molto eterogenei, fra cui molteplici habitat prioritari. Da ricordare le rupi ed i ghiaioni calcarei della Val Rosandra particolarmente ricchi in endemismi, l’unico esempio di scogliere alte delle coste adriatiche settentrionali, habitat ideale per la stenoendemica Centaurea kartschiana che qui concentra la maggior parte della sua popolazione, la lecceta extrazonale della costiera triestina, la vegetazione acquatica e ripariale (fiume Timavo e laghi carsici) e le praterie alofile a salicornie annuali (Lisert) che qui raggiungono il limite più settentrionale del loro areale di distribuzione nel bacino mediterraneo. Tra le specie più significative e di pregio, molte delle quali endemiche e/o di Lista Rossa nazionale, sono da annoverare: Genista januensis (unica stazione dell’Italia nord-orientale), Daphne alpina, Genista holopetala, Moehringia tommasinii, Drypis spinosa ssp. jacquiniana, Melampyrum fimbriatum, una delle poche stazioni di Digitalis laevigata (anche sul M. Hermada) e di Lactuca quercina ssp. chaixii (anche sul M. Lanaro) nella zona della Val Rosandra; nella zona del M. Lanaro da segnalare Satureja subspicata ssp. liburnica (limite occidentale di distribuzione), Carex fritschii (unica stazione regionale), Orchis pallens e Paeonia mascula; nella zona del M. Hermada si rinvengono Sesleria juncifolia, Euphorbia fragifera e Onosma dalmatica (= O. javorkae), tutte specie che hanno qui il limite occidentale della loro distribuzione, ed una delle poche stazioni di Vicia loiseleurii. Sulle falesie di Duino vi è un’alta concentrazione di specie stenomediterranee ed endemiche oltre che le ultime stazioni nord-adriatiche di Urospermum picroides e Reichardia picroides. Nell’area dei laghi di Doberdò e Pietrarossa sono presenti stazioni di specie rare sia termofile sia igrofile quali Lens ervoides, Asterolinon linum-stellatum (uniche stazioni regionali), Crepis vesicaria, Rhagadiolus edulis, Bellevalia romana, Thelypteris palustris, Alisma lanceolatum, Leersia oryzoides, Scilla autumnalis, Viola elatior, Ranunculus velutinus, Ranunculus illyricus, Ranunculus lingua, Veronica catenata, Ophioglossum vulgatum, Linum strictum ssp. corymbulosum, Zannichellia palustris e Utricularia australis. Nelle acque dei laghi sono concentrate ben cinque specie di Potamogeton (P. cripsus, P. lucens, P. nodosus, P. pectinatus e P. pusillus). Questo sito raggruppa uno straordinario mosaico di zone umide e xerotermiche del Carso goriziano e triestino, e deve essere considerato uno dei più importanti d’Italia anche dal punto di vista faunistico. In queste aree si incontrano numerose entità balcaniche, illirico-mediterranee (Carso triestino) ed italiche (Carso goriziano), in una comunità faunistica assolutamente unica nell’ambito europeo (Hyla arborea, Rana ridibunda, Algyroides nigropunctatus, Podarcis melisellensis, Telescopus fallax, Elaphe quatuorlineata, ecc.). Diffuso e localmente piuttosto comune Proteus anguinus, vertebrato stigobio di importanza prioritaria (dal 2003), che nella zona trova il suo limite occidentale di diffusione naturale. Fra le specie più importanti merita ricordare Austropotamobius pallipes, Triturus carnifex, Rana latastei, Emys orbicularis, Ursus arctos, Canis aureus ed un corteggio di uccelli davvero notevole (Accipiter gentilis, Bubo bubo, Strix uralensis, Otus scops, Picus canus, Dryocopus martius, Monticola solitarius, ecc.). Nella zona sono frequenti anche Zamenis longissimus, Podarcis sicula, Podarcis muralis, Felis s. silvestris, Muscardinus avellanarius ed Erinaceus roumanicus, il quale in diverse zone del Carso italiano può coabitare con Erinaceus europaeus. Nei macereti è frequente Chionomys nivalis, che in queste zone si spinge quasi fino al livello del mare. Tra gli insetti merita segnalare la presenza di Leptodirus hochenwarti, ormai limitato ad una sola cavità di quest’area (Grotta Noè) nell’ambito dell’intero territorio italiano, oltre che di Eriogaster catax, Euphydryas aurinia e Coenonympha oedippus. Nell’area sono presenti inoltre Lucanus cervus e Morimus funereus, mentre esistono alcune vecchie segnalazioni di Osmoderma eremita. Nel sito è stata accertata la presenza di Vertigo angustior e Helix pomatia. La costiera rocciosa triestina, compresi i tratti inseriti nel sito, risulta essere habitat elettivo di Lithophaga lithophaga. Tra gli insetti Zeuneriana marmorata, endemita nord-adriatico considerato estinto in passato, è stata di recente segnalata per l ‘area del Lisert. La presenza di Caretta caretta è stata più volte accertata. Nelle acque antistanti la baia di Sistiana e il Castello di Duino transitano regolarmente diverse specie di cetacei (Tursiops truncatus, Stenella coeruleoalba), ma vi sono stati più raramente segnalati anche Delphinus delphis, Megaptera novaeangliae e Physeter catodon.
Misure di conservazione: DGR n. 1964 del 21/10/2016