fbpx

Flora e fauna nei siti: EMERGENZE E MINACCE

Flora e Fauna nei siti: emergenze e minacce

Il tour inizia e termina nella porzione costiera compresa tra Manfredonia (tappa 1) e Margherita di Savoia (T 5). Tale porzione territoriale è caratterizzata dal sovrapporsi di aree a diverso grado di tutela: la ZSC “Zone Umide della Capitanata”, la porzione meridionale del Parco Nazionale del Gargano, la ZSC/ZPS “Paludi presso il Golfo di Manfredonia e l’estesa Zona Ramsar delle Saline di Margherita di Savoia.

Ad eccezione del Parco nazionale del Gargano, l’area costiera presenta caratteri di eccezionalità naturalistica derivanti dalla presenza di ambienti umidi di elevatissimo interesse vegetazionale per la presenza di associazioni igro-alofile considerate habitat prioritari e per l’elevata presenza di avifauna acquatica (Zone umide della Capitanata); in particolare la ZSC Paludi presso il Golfo di Manfredonia rappresenta un sistema complesso di aree umide costiere fra loro funzionalmente comunicanti a testimonianza degli antichi interventi di bonifica che hanno interessato tutto il sistema costiero del golfo di Manfredonia. L’ambiente è costituito da quasi tutte le tipologie di zone umide, con bacini d’acqua dolce, lagune salmastre e zone inondate temporaneamente. Le Saline di Margherita di Savoia, interamente comprese nella ZSC Zone umide della Capitanata, rappresentano una della più vasta area di saline d’Europa estesa per  circa 4.200 ha. Il sito è caratterizzato da vastissime estensioni di salicornieto con prevalenza di Salicornia con grandi spighe (Arthrocnemum glaucum) e da numerose vasche di evaporazione a diversa profondità e salinità. Dopo l’istituzione di un’area protetta sull’intera area della salina, sverna il più importante contingente di uccelli acquatici dell’Italia centro-meridionale. La palude Frattarolo è una vasta pianura costiera allagata, antica cassa di espansione del torrente Candelaro, con vaste estensioni di Salicornia con grandi spighe, aree a giuncheti, a canneti e nuclei sparsi di vegetazione con Tamerice maggiore (Tamarix africana). Nel Lago Salso (ex Daunia Risi) è presente un vasto bacino artificiale di acqua dolce con vaste estensioni di canneto e acquitrini allagati. L’insieme delle zone umide presenti rappresenta una delle zone più importanti a livello nazionale e internazionale per l’avifauna acquatica. Le saline di Margherita di Savoia, dopo che le bonifiche hanno distrutto quasi del tutto le zone umide salmastre naturali, ne hanno sostituito l’importante funzione ecologica. Il susseguirsi di vasche a salinità e livello delle acque diversificato, determina infatti una grande varietà di habitat. Intorno al 1995 nelle saline si è insediata una importantissima colonia di Fenicotteri (Phoenicopterus roseus) nidificanti, molte altre sono le specie rarissime che hanno nelle saline alcune delle colonie riproduttive più importanti di tutto il Mediterraneo, citiamo: Avocetta (Recurvirostra avosetta), Gabbiano corallino (Larus melanocephalus), Sterna zampenere (Gelochelidon nilotica).  Eccezionale è la recente osservazione nella zona di Frattarolo di un gruppo formato da circa 15-17 esemplari di Chiurlo Maggiore (Numenius tenuirostris), tale osservazione rappresenta il gruppo più numeroso segnalato di recente nell’intera regione europea, asiatica settentrionale, centrale e occidentale e la porzione africana a nord del Sahara (c.c.  “regione Paleartica”).

La 1° tappa e buona parte della 2° entrano nel Promontorio del Gargano in cui, come la zona costiera, si sovrappongono vari livelli di tutela: le ZSC Valloni e Steppe Pedegarganiche, Bosco Quarto – Monte Spigno, Valloni di Mattinata – Monte Sacro, Foresta Umbra e la Testa del Gargano si intrecciano con il Parco Nazionale del Gargano e con la piccola Riserva naturale Falascone. La ZSC Valloni e Steppe Pedegarganiche  ricade nella più estesa area di minime precipitazioni dell’Italia peninsulare e include le are substeppiche più vaste della Puglia con elevatissima biodiversità e una serie di canyon di origine erosiva che ospitano un ambiente rupestre di elevato interesse naturalistico con rare specie vegetali endemiche e di elevato interesse fitogeografico. Unica stazione peninsulare di Gallina prataiola (Tetrax tertax). La ZSC Bosco Quarto – Monte Spigno presenta formazioni boschive in ottime condizioni vegetative costituite prevalentemente da faggio e da altre latifoglie termofile. In particolare nell’area sono presenti faggi di grandi dimensioni. Il sito è caratterizzato dalla presenza di Boschi di Quercus Cerris e Quercus Frainetto (habitat 9280). La ZSC Valloni di Mattinata – Monte Sacro, caratterizzata dal clima spiccatamente mediterraneo, presenta  valloni calcarei di origine erosiva, con interessante vegetazione rupestre. Nell’area sono presenti formazioni erbacee substeppiche particolarmente interessante sia perché censite come habitat prioritario (habitat 6220*), sia per l’elevata presenza sul M. Sacro di orchidee spontanee con varie specie protette dalla convenzione CITES. La Foresta Umbra costituisce uno straordinario esempio di faggeta presente a quote altitudinali molto basse e da importantissima vegetazione a latifoglie eliofile e aree a pascolo con praterie substeppiche dei Festuco – Brometalia (habitat 6210 (*) con stupenda fioritura di orchidee). E’ una delle più estese foreste di caducifoglie dell’U.E., con una numerosa ed interessante biocenosi forestale, con elevata concentrazione di Picchi (6 specie). Relativamente agli Animali si segnala la presenza di un nucleo isolato autoctono di Capriolo (Capreolus capreolus), di elevato interesse biogenetico. Infine la ZSC Testa del Gargano comprende pinete spontanee a Pinus halepensis in buone condizioni vegetazionali, ambienti rupicoli di elevato valore fitogeografico, e ampie distese di macchia mediterranea.

Alla fine della 2° tappa e all’inizio della 3°il tracciato ciclistico torna sulla costa adriatica fino a Lesina: alla ZSC Duna e Lago di Lesina – Foce del Fortore si sovrappone parzialmente la ZPS Laghi di Lesina e di Varano. La ZSC Duna e Lago di Lesina – Foce del Fortorea è presente una roccia scura di origine vulcanica, unico affioramento del genere in Puglia (zona detta delle “Pietre nere”); è inoltre presente una delle dune a sclerofille più interessanti ed estese a livello nazionale. La laguna è stata censita come habitat prioritario. La vegetazione ripariale di Torre Fantine è di elevato valore naturalistico. Importante sito per l’avifauna acquatica. La ZPS Laghi di Lesina e Varano è costituita da due lagune costiere denominate “Lesina” e “Varano”. Le due lagune pur se molto simili come posizione geografica, presentano diverse peculiarità che li rendono ben distinte l’una dall’altra nell’origine, nella forma, nella salinità delle acque, ecc. Varano ha lo specchio lacustre più esteso, con i suoi 6.000ha è il settimo bacino d’Italia. Lesina invece è estesa per 5.200 ha. La laguna di Varano, di forma vagamente trapezoidale, si è formata dalla chiusura di un ampio seno marino roccioso, attraverso l’opera delle correnti che hanno depositato sedimenti creando una stretta lingua di terra chiamata l’Isola. Le sponde di Varano sono rocciose e le acque dolci, giacché viene alimentato attraverso numerose sorgenti sotterranee che vi portano le acque cadute nella parte alta del promontorio. La laguna di Lesina, di forma stretta ed allungata si è formata invece nel Tavoliere grazie ai depositi trasportati dal fiume Fortore, che in passato sfociava più ad oriente. Questi depositi hanno formato nel tempo uno sbarramento sabbioso che ha chiuso una baia formando la laguna. Entrambe le lagune erano circondate in passato da vaste paludi ed acquitrini poi bonificate dall’uomo. Lesina è meno profondo e presenta acque con maggiore salinità. Entrambe le lagune sono separate dal mare da un cordone ininterrotto di dune sabbiose. La duna di Varano presenta in posizione più arretrata una pineta a Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), ottenuta con interventi di rimboschimento, e una vegetazione di sclerofille e di Ginepro coccolone (Juniperus oxycedrus subsp. macrocarpa) nella porzione sommitale. Quella di Lesina presenta una delle più vaste distese di macchia mediterranea d’Italia nella quale si rinviene l’unica stazione pugliese di Cisto di Clusius (Cistus clusii). Nella zona detta delle “Pietre nere” è presente una roccia scura di origine vulcanica, unico affioramento del genere in Puglia.  La vegetazione della laguna è quella tipica dell’habitat prioritario 1150*: Lagune costiere.

Le due lagune rappresentano una delle zone più importanti a livello nazionale e internazionale per l’avifauna acquatica sia per l’estensione delle aree complessivamente oltre 11.000 ha che per la qualità degli ambienti. Tra le specie acquatiche nidificanti, le più importanti sono l’Airone rosso (Ardea purpurea), il Cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus) e il Forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon). Importantissimo è il ruolo di sosta e svernamento per molte specie di uccelli acquatici. Le due vecchie foci di S. Andrea e Cauto e palude Muschiaturo sono, insieme alla vasta estensione di canneto della Sacca orientale, tra gli ambienti più interessanti per la fauna. Per molte specie il sito rappresenta la seconda area di nidificazione di Puglia. Possibile, lungo la spiaggia dell’estesa duna sabbiosa che separa la laguna dal mare, la riproduzione della rara Tartaruga caretta  (Caretta caretta), specie marina pelagica che giunge sulle coste più tranquille per riprodursi. Nella laguna e nelle caratteristiche Fantine è presente una importante popolazione di Testuggine palustre europea (Emys orbicularis).In questa, così come nella laguna di Varano, si segnala la presenza di diverse specie di pesci, tra cui due specie d’interesse comunitario: il Ghiozzetto di laguna (Knipowitschia panizzae) e il Nono (Aphanius fasciatus). I due tomboli di separazione delle lagune dal mare rappresentano, in particolare per Lesina, alcune delle aree di macchia mediterranea più estese di Italia, importantissime aree dI svernamento per molti Passeriformi, con una numerosa popolazione nidificante di Succiacapre (Caprimulgus europaeus) e Occhione (Burhinus oedicnemus).  I sotterranei del grande complesso militare in abbandono, di San Nicola, sulla laguna di Varano sono diventati uno dei più importante habitat di rifugio per consistenti popolazioni di varie specie di Chirotteri

La 3° tappa prosegue poi all’interno del territorio pugliese attraversando la ZSC Valle Fortore, Lago di Occhito; il lago di Occhito è un invaso di origine artificiale in fase di lente naturalizzazione biotopo di elevato interesse sotto il profilo avifaunistico poiché importante zona umida. Il sito è importante per la presenza della lontra (Lutra lutra). La porzione di sito costituito dal corso pugliese del fiume Fortore è caratterizzato da una interessante vegetazione arborea ripariale e dal piccolo ma pregevole bosco Dragonara costituito da specie igrofile e da rovere (Quercus petraea).

Prima di rientrare sulla costa la 4° tappa attraversa la ZSC Valle del Cervaro, Bosco dell’Incoronata caratterizzata da una caratteristica vegetazione ripariale di elevato valore naturalistico.

Relativamente alle minacce rischi presenti in questa zona sono rappresentati da erosione costiera, esondazioni lungo le sponde delle lagune e nell’area delle foci e sinkhole. La diminuzione degli apporti dovuti al trasporto solido del Fortore (a causa della costruzione di dighe e dell’artificializzazione di alcuni tratti del fiume) ha determinato una fase di forte arretramento della linea di costa. L’urbanizzazione dei litorali ha acuito il problema e spinto ad una sempre maggiore armatura ed artificializzazione della costa. Attualmente sono sottoposti ad erosione tutti i cordoni dunari che caratterizzano il litorale della regione dei due grandi bacini idrici (tratto a sud di Punta delle Pietre Nere, Torre Mileto, tratto ad ovest di foce Capoiale, Foce Varano, tratto Punta Cucchiara-Santa Barbara Ripa, il tratto ad ovest del porto di Rodi Garganico). I processi erosivi marini e l’accumulo sedimentario litoraneo hanno fortemente compromesso anche il geosito costiero di Punta delle Pietre Nere, riducendo le estensioni dei corpi ignei, già in origine non molto estesi. Abusivismo ed espansione edilizia connessa allo sviluppo turistico della fascia costiera (dove la superficie urbanizzata si è moltiplicata per 10 nell’ultimo cinquantennio) hanno profondamente modificato le condizioni di naturalità delle coste. Tra la foce del Fortore e Punta delle Pietre Nere, luogo di grande rilevanza naturalistica a livello regionale, è sorta la grande piattaforma turistica di Marina di Lesina, composta da tipologie tipicamente urbane (case unifamiliari e palazzine multipiano). Il borgo turistico, servito da un porto turistico, si colloca rigidamente sul suolo ed è collegato alla spiaggia da numerosi percorsi che frammentano in vari punti la vegetazione dunale. Altri fattori di criticità sono rappresentati dall’intensificarsi delle tecniche agroindustriali nella zona del lago di Lesina, dove le attività di pesca (anguille, cefali, spigole, sogliole e orate) sono minacciate dagli alti tassi di nitrati e nitriti nell’acqua dovuti ai fenomeni di dilavamento dei terreni agricoli circostanti, arricchiti di concimi chimici. La situazione appare particolarmente critica intorno all’abitato di Lesina, dove tra campi sterminati di pomodoro masse di lavoratori africani trovano riparo nelle masserie diroccate. All’emungimento incontrollato dagli acquiferi profondi ad opera di agricoltura ed insediamenti turistici è connessa la contaminazione salina delle falde acquifere. In tutta la zona costiera, in una fascia profonda alcuni chilometri, le acque di falda sono contraddistinte da salinità piuttosto elevata tanto da risultare ormai inutilizzabili per uso irriguo potabile. Anche l’habitat delle lagune, caratterizzate da un delicato equilibrio idrogeologico, presenta numerose criticità: i fenomeni di inquinamento delle acque causati dalla presenza dei contigui insediamenti costieri abusivi, spesso privi di infrastrutture igienico-sanitarie appropriate; lo scarico di acque reflue urbane, provenienti da Lesina e dai centri posti sulle alture circostanti; gli allevamenti ittici, che si approvvigionano di acqua sorgiva e sversano direttamente in laguna acque reflue, la cui portata eutrofizzante non è certamente trascurabile per il delicato habitat lagunare.

La costa del promontorio del Gargano presenta problemi di erosione in numerosi punti nonché distacchi di roccia e crolli di blocchi, collassamento di cavità e crolli di grotte costiere ed esondazioni dei tratti terminali dei valloni. Un altro habitat ad elevata fragilità è rappresentato dalle praterie salmastre di Sfinale, un’importante testimonianza dei paesaggi palustri quasi completamente obliterati dagli interventi di bonifica. Problemi si riscontrano anche per eccesso di frequentazione delle numerose grotte marine inserite in circuiti turistici. Altro fattore di criticità è rappresentato dall’abbandono dei coltivi e dalla mancata manutenzione delle componenti strutturali degli uliveti storici e dell’oasi agrumaria di Rodi Garganico. Tutt’altra natura di problemi presenta la costa di Manfredonia, dichiarata insieme a Taranto e Brindisi area ad alto rischio ambientale. L’industria, insediata al confine tra Manfredonia e Monte Sant’Angelo ed entrata in funzione nel 1971, ha a lungo prodotto fertilizzanti, ammoniaca anidra, urea, caprolattame e solfato ammonico. Oggi il polo è stato dismesso e sostituito da altri tipi di industrie e anche da centri commerciali, certamente di minor impatto ambientale ma comunque inadeguati ad occupare un’area costiera di tale rilevanza. L’habitat delle lagune, caratterizzate da un delicato equilibrio idrogeologico, presenta varie criticità: l’inquinamento causato dagli scarichi dei depuratori e dei contigui insediamenti costieri, anche abusivi; l’impatto degli allevamenti ittici che si approvvigionano di acqua sorgiva e sversano direttamente in laguna acque reflue in cui sono presenti alti tassi di nitrati e di nitriti; l’interramento delle lagune dovuto all’apporto di materiale terroso proveniente dalle aree agricole che le lambiscono. L’espansione edilizia, spesso caratterizzata da fenomeni di abusivismo, connessa ad un uso turistico-balneare della fascia costiera ha scarsissima integrazione con il patrimonio naturale e culturale locale.

Fonti:

Piano Territoriale Paesaggistico Regione Puglia approvato con DGR 176/2015 e smi – Scheda Ambito 1/Gargano

Piano per il Parco nazionale dell’Alta Murgia approvato con DGR 314/2016 – Quadro conoscitivo

Lista Rossa IUCN Italiana (http://www.iucn.it/liste-rosse-italiane.php)

Acta Plantarum (https://www.actaplantarum.org/)