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Flora e fauna nei siti: EMERGENZE E MINACCE

EMERGENZE E MINACCE

 

La prima tappa e metà della seconda si svolgono quasi interamente nella ZSC IT9120011 Valle Ofanto – Lago di Capaciotti che costituisce il più importante ambiente fluviale della Puglia. Salici e pioppi (Salix Alba e Populus alba) dominano con la maestosità delle fronde, formando vere e proprie “gallerie”, e risultano fra i più maestosi dell’Italia Meridionale. Il SN2000 è interamente compreso nel Parco Regionale del Fiume Ofanto. Il corso d’acqua dell’Ofanto ospita l’unica popolazione vitale della Puglia di uno dei Mammiferi più minacciati a livello nazionale, la Lontra (Lutra lutra), nonché il pesce Alborella appenninica o Alborella meridionale (Alburnus albidus), specie endemica ritenuta, come grado di rischio, “Vulnerabile” nella Lista Rossa a Livello mondiale dell’IUCN. Altre specie significative presenti sono, tra gli Uccelli: Lanario (Falco biarmicus), presente con una coppia nidificante, Lodolaio (Falco subbuteo), Corriere piccolo (Charadrius dubius), Nibbio bruno (Milvus migrans), diverse specie di Picchi non a rischio; importante è la presenza della Cicogna nera (Ciconia nigra) con individui provenienti dalla popolazione nidificante nel tratto a monte del fiume, presenza che potrebbe preludere ad una nidificazione in Puglia. Tra i Rettili e gli Anfibi si segnalano il serpente Cervone (Elaphe quatuorlineata) e la testuggine palustre europea (Emys orbicularis). Uno dei tratti fluviali di maggiore importanza con vegetazione ripariale evoluta è quello corrispondente al tratto di Ripalta nel comune di Cerignola: si tratta di una grande parete di arenaria scavata dal fiume con alla base un tratto fluviale ben conservato. L’area è molto importante per la conservazione della biodiversità, infatti si segnala la presenza di molte delle specie di maggiore valore dell’ambito. Dei due bacini artificiali presenti, quello di Capacciotti non appare di grande valore risultando troppo artificializzato mentre quello di Locone ha tratti più naturali con presenza di specie sia forestali che acquatiche. Di notevole importanza sono le sorgenti del Locone individuabili in una serie di valli incise solcate da risorgive, dette Vallone Ulmeta. Si tratta di un sito di grande importanza faunistica per la presenza di specie di Anfibi rarissimi per la Regione Puglia, tra cui la Rana appenninica (Rana italica); in particolare è l’unica stazione al di fuori dei Monti Dauni di presenza della Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata). Relativamente ai Mammiferi, il sito appare come un’area di presenza e transito delle popolazioni di Lupo (Canis lupus) presenti in Basilicata; l’area è importante anche per la presenza di alcune specie di Invertebrati interessanti quali la farfalla Melanargia arge, la libellula Guardaruscello meridionale (Cordulogaster trinacrie), la farfalla Callimorpha quadripunctata rientrante negli studi del Progetto Life Sun Life LFE13/NAT IT000371. Di grande importanza sono le formazioni forestali presenti lungo i valloni. Molto interessante è la residua formazione forestale di Acquatetta, presente a nord di Spinazzola e appartenente al bacino del Locone, che rappresenta un lembo delle foreste originarie che dovevano ricoprire la fossa bradanica prima della messa a coltura. Alcuni interessanti lembi di boschi di latifoglie sono presenti nel comune di Rocchetta Sant’Antonio al confine con la Regione Basilicata. Malgrado le numerose trasformazioni e sistemazioni fluviali che hanno riguardato la foce del fiume Ofanto, permangono alcune zone umide residue che assumono una certa importanza in quanto situate lungo le rotte migratorie dell’avifauna. Dal punto di vista delle minacce, il maggiore fattore di trasformazione della naturalità e di criticità per la biodiversità in questa zona è costituito dalle attività agricole, che tendono ad espandersi trasformando anche la vegetazione ripariale e le poche aree residue di bosco presenti. Inoltre alla foce sono in atto tentativi di urbanizzazione a fini turistici e residenziali. Critica è anche la presenza di numerosi impianti eolici realizzati e/o proposti lungo i versanti della valle fluviale cui si aggiungono i numerosi insediamenti di impianti fotovoltaici che di recente hanno cominciato ad insediarsi nei terreni agricoli. Particolarmente critica appare la gestione idraulica dei corsi fluviali dell’Ofanto e del Locone che ha prodotto l’impoverimento della portata idrica per prelievo irriguo e la cementificazione delle sponde in dissesto. Infine tutta la valle dell’Ofanto è minacciata dall’inquinamento delle acque del fiume, a causa degli scarichi civili e industriali, nonché della grande quantità di fertilizzanti che confluiscono nel fiume, anche perché le aree golenali – a causa delle decennale distruzione dei boschetti ripariali – sono spesso intensamente ed abusivamente coltivate, soprattutto nel tratto terminale. In secondo luogo, soprattutto in prossimità della foce, il fiume è assediato dal dilagare del cemento, per la costruzione, a nord e a sud, in aree molto sensibili, di villaggi turistici e strutture insediative. Nel medio corso la presenza di cave attive (zona di S. Ferdinando di Puglia), l’abbandono del patrimonio edilizio rurale (masserie, poste, taverne rurali e chiesette) e il dilagare della monocoltura rappresentano fattori di criticità paesaggistica.

Nella parte terminale della seconda tappa si attraversa la ZSC IT9150041 Valloni di Spinazzola. Siamo nella porzione nord-occidentale dell’Altopiano Murgiano in cui sono presenti boschi residui di ambienti umidi (mesofili) e piccoli corsi d’acqua, circondati da seminativi. In detta area, sono state rinvenute specie la cui protezione è considerata prioritaria dalla Comunità Europea ai sensi delle Direttiva 92/43 “Habitat”, tra cui l’unica popolazione nota in Puglia di Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata). Il ritrovamento di questa specie e di contingenti numerosi di Rana italica conferisce a questo sito un’elevata rilevanza anche perché, per le specie citate, rappresenta il limite meridionale dell’area europea in cui sono presenti. Il sito ospita anche specie di uccelli assai rare o addirittura assenti dal restante territorio regionale (ad eccezione del Gargano e del Subappennino Dauno) quali: il Picchio rosso maggiore (Dendrocopos major), l’Allocco (Strix aluco), il Picchio muratore (Sitta europaea), il Pecchiaiolo (Pernis apivorus). ecc. Tra i mammiferi, spicca la presenza del Toporagno acquatico di Miller (Neomys anomalus), ma sono state osservate anche tracce di Istrice (Hystrix cristata), Tasso (Meles meles), Faina (Martes foina), e soprattutto del Lupo (Canis lupus). I Valloni rappresentano dei veri e propri corridoi ecologici tra la Puglia e la confinante Basilicata. L’area inoltre, appare di rilevante valore per il parco Regionale ”Valle dell’Ofanto” essendo ubicata alle sorgenti del torrente Locone il cui corso è inserito in parte nell’area parco. Le minacce sono rappresentate dalla messa a coltura dei lembi di bosco ancora presenti nelle aree più pianeggianti dei valloni e dai problemi legati alle infiltrazioni di fertilizzanti e pesticidi usati in agricoltura all’interno dei corsi d’acqua presenti nei valloni.

Dalla metà della seconda tappa fino alla quinta il percorso ciclistico si svolge nel territorio dell’Alta Murgia in cui si sovrappongono vari gradi di tutela in virtù delle emergenze naturalistiche peculiari che hanno portato all’istituzione del Parco nazionale dell’Alta Murgia, che è interamente ricompreso nella più ampia ZPS IT9120007 Murgia Alta.

Il suggestivo paesaggio è costituito da lievi ondulazioni e da avvallamenti a forma di dolina, con fenomeni carsici superficiali rappresentati dai “puli” (doline di grandi dimensioni) e dagli inghiottitoi. La ZPS e il Parco nazionale sono un ampio e brullo tavolato calcareo che culmina nei 679 m del monte Caccia. Si presenta prevalentemente come un altipiano calcareo alto e pietroso. È una delle aree substeppiche più vaste d’Italia, con vegetazione erbacea ascrivibile ai Festuco Brometalia (si segnala infatti la presenza dell’habitat 6210 – Formazioni erbose secche seminaturali e facies coperte da cespugli su substrato calcareo (Festuco-Brometalia), che diventa prioritario se interessato da una ricca presenza di specie di orchidee). La flora dell’area è particolarmente ricca, raggiungendo circa 1500 specie. Da un punto di vista degli uccelli nidificanti sono state censite circa 90 specie, numero che pone quest’area a livello regionale al secondo posto dopo il Gargano.

Tra la flora sono segnalate specie endemiche, rare e presenti anche nelle regioni transadriatiche. Tra gli endemismi si segnalano le orchidee Oprhys mateolana e Ophrys murgiana (nuova specie identificata nel 2009), il Gigaro Pugliese (Arum apulum), la Camomilla d’Otranto (Anthemis hydruntina); numerose le specie rare o di rilevanza biogeografia, tra cui la Stipa dell’Italia meridionale o lino delle fate piumoso (Stipa austroitalica), inserita nella Lista Rossa IUCN della flora italiana tra le specie chiave. A questo ambiente è associata una fauna specializzata tra cui specie di uccelli di grande importanza conservazionistica, quali Lanario (Falco biarmicus), Biancone (Circaetus gallicus), Occhione (Burhinus oedicnemus), Calandra (Melanocorypha calandra), Calandrella (Calandrella brachydactyla), Monachella (Oenanthe hispanica), Averla capirossa (Lanius senator), Averla cinerina (Lanius minor); la specie più importante però, quella per cui l’ambito assume una importanza strategica di conservazione a livello mondiale, è il Grillaio (Falco naumanni), un piccolo rapace specializzato a vivere negli ambienti aperti ricchi di insetti dei quali si nutre. Oggi nell’area della Alta Murgia è presente una popolazione di 15.000-20.000 individui, che rappresentano circa l’8-10% di quella presente nella UE. Il Falco Grillaio è stato al centro del Progetto LIFE11 NAT IT 068 “Un falco per amico” che ha tra i suoi prodotti anche il “Piano d’Azione per il Grillaio (Falco Naumani)” pubblicato nel 2017, oltre a essere oggetto di una linea di attività specifica attuata dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia (Progetto “Il Parco per il Grillaio”).

La ricchezza di biodiversità è dovuta alla presenza di alcuni siti di origine carsiche quali le grandi Doline: tra queste la più importante e significativa per la conservazione è quella del Pulo di Altamura; ci sono poi il Pulicchio e la dolina Gurlamanna. In questi siti sono presenti caratteristici habitat rupicoli, ma anche raccolte d’acqua utili alla presenza di Anfibi. I boschi sono estesi complessivamente circa 17.000 ha, quelli naturali autoctoni sono estesi circa 6.000 ha, caratterizzati principalmente da querceti e roverelle. Nel tempo, per motivazioni soprattutto di difesa idrogeologica, sono stati realizzati numerosi rimboschimenti a conifere, vegetazione alloctona, che comunque determinano un habitat importante per diverse specie. In prospettiva tali rimboschimenti andrebbero rinaturalizzati. Tali valori, unitamente a un forte movimento popolare contro la “militarizzazione” del territorio (v. più avanti) hanno portato all’istituzione del Parco Nazionale dell’Alta Murgia che ha un’estensione di circa 68.077 ha.

Sebbene non interessata direttamente dal percorso ciclistico, è opportuno segnalare che a pochi km dalla ZPS-Parco Nazionale è presente la “Fossa Bradanica”, incisione che delimita il costone murgiano nella porzione orientale con andamento N-E, caratterizzata da suoli profondi di natura alluvionale che determinano ambienti del tutto diversi da quelli dell’altopiano con un paesaggio di basse colline ondulate con presenza di corsi d’acqua superficiali e formazioni boscose, anche igrofile. Si segnalano il grande bosco “Difesa Grande” di Gravina in Puglia (ZSC IT9120008), il più grande complesso boscato naturale della Provincia di Bari, la scarpata calcarea dell’area di Grottelline ed un esteso reticolo idrografico superficiale con porzioni di bosco igrofilo a Pioppo e Salice di grande importanza.

La maggiore criticità presente nell’altopiano calcareo è l’attività di spietramento che attraverso la lavorazione più o meno profonda dei terreni e la frantumazione meccanica del materiale di risulta ha trasformato in breve tempo gran parte dei pascoli dell’Alta Murgia in seminativi di scarsa qualità, alterando il binomio pascolo roccioso-lama cerealicola prodotta dall’antica tecnica della spietratura, riducendo sensibilmente la biodiversità delle pseudosteppe murgiane e compromettendo irreversibilmente il paesaggio. Questo fenomeno ha già interessato una enorme superficie dell’ambito, quantificabile tra 20-40.00 ha comportando problemi di dissesto idrogeologico e una forte riduzione dell’habitat dei pascoli rocciosi (habitat prioritario 6210*). Attualmente il fenomeno sembra essersi interrotto, o almeno è in forte riduzione, anche in funzione di norme più severe di divieto di questa attività. Anche il pascolo costituisce una criticità nel duplice aspetto dell’abbandono (e quindi riforestazione e perdita di aree aperte, diminuzione di specie selvatiche con particolare riferimento all’avifauna) e del sovrapascolo, cioè lo sfruttamento di una porzione di pascolo  su un’area superiore a quella che l’area potrebbe sostenere con perdita della copertura vegetale, aumento della sensibilità all’azione erosiva della pioggia e conseguente inaridimento estivo e dilavamento durante le piogge invernali. Altra minaccia, nata tra il 1959 e il 1983, è costituita dalla presenza di numerose basi militari (si pensi che il PN dell’Alta Murgia è gravato per il 30% del suo territorio da servitù militari) cui si aggiunge la chiusura temporanea di ampie zone dell’altopiano per esercitazioni militari il cui rumore provoca effetti dannosi sulla fauna in generale e sull’avifauna in particolare. Una minaccia importante per la conservazione della biodiversità è rappresentata dalle cave, che creano vere e proprie ferite alla naturalità del territorio. Altro aspetto critico è legato all’alterazione nei rapporti di equilibrio tra idrologia superficiale e sotterranea, nella consapevolezza che la estesa falda idrica sotterranea presente nel sottosuolo del territorio murgiano dipende, nei suoi caratteri qualitativi e quantitativi, dalle caratteristiche di naturalità dei suoli e delle forme superficiali che contribuiscono alla raccolta attraverso il lento movimento delle acque meteoriche nelle porosità della roccia calcarea (doline, voragini, lame, depressioni endoreiche). È inoltre presente un eccessivo sfruttamento della risorsa idrica sotterranea stessa, mediante prelievi da pozzi, che sortiscono l’effetto di depauperare la falda e favorire l’ingressione del cuneo salino in aree sempre più interne del territorio

 

Bibliografia:

Piano Territoriale Paesaggistico Regione Puglia approvato con DGR 176/2015 e smi – Scheda Ambito 6/Alta Murgia

Lavarra P., P. Angelini, R. Augello, P. M. Bianco, R. Capogrossi, R. Gennaio, V. La Ghezza, M. Marrese. (2014). Il sistema Carta della Natura della regione Puglia. ISPRA, Serie Rapporti, 204/2014

Piano per il Parco nazionale dell’Alta Murgia approvato con DGR 314/2016 – Quadro conoscitivo

Lista Rossa IUCN Italiana (http://www.iucn.it/liste-rosse-italiane.php)

Acta Plantarum (https://www.actaplantarum.org/)